A Venezia la battaglia contro chi dà cibo ai piccioni è iniziata venti anni fa: con il tempo si è estesa in tutta Italia. A Grosseto e Lucca si arriva a pagare 500 euro di multa

Pubblicato il 19 Agosto 2009 18:35 | Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2009 20:48

Piazza San Marco è da sempre il simbolo dei piccioni e Venezia da oltre venti anni combatte una vera e propria guerra contro questi pennuti: nella città lagunare infatti,vige il divieto assoluto di dare cibo ai colombi.

Ora, molti altri comuni italiani scendono in campo a suon di multe e non mancano le critiche da parte degli animalisti.

È di pochi mesi fa il caso di una donna beccata con i sacchetti di granaglia a La Spezia, dopo che il Comune aveva varato la linea dura contro chi nutre i piccioni in piazza: 100 euro la sanzione.

Molto meno, comunque, della cifra massima prevista nelle ordinanze emanate nel corso del 2008 dai Comuni di
Grosseto e di Lucca, che anche per prevenire la diffusione di malattie come la salmonellosi vietano il cibo ai colombi, pena una multa fino a 500 euro.

L’anno scorso anche Milano è scesa in campo, vietando di dar da mangiare ai colombi e di vendere mangime. Previsto anche l’obbligo di risanare locali e anfratti a cui accedono i volatili e di porre dissuasori per impedire che si fermino su terrazzi, davanzali e cortili.

Lecce ha provato a ridurre drasticamente il numero dei colombi con una campagna di contraccezione triennale lanciata a fine 2005: la città pugliese aveva in media 1.800 colombi per chilometro quadrato, sei volte più del sovraffollamento standard, fissato in 3-400 esemplari.

Misure ancora più drastiche in un comune nell’astigiano, a Moncalvo, che nel 2001 si affidò a una guardia venatoria per l’abbattimento degli animali, che in centro storico erano arrivati a quota 100 mila.

C’erano ancora le lire quanto sempre in Piemonte, a Casale Monferrato, furono disposte multe fino a un milione per chi fosse sorpreso a cibare i piccioni, ma anche per chi non avesse provveduto a occludere, nella propria proprietà, le aperture dove gli uccelli possono nidificare.

A Caltanissetta, nel 2002, a vincere furono invece gli animalisti e il sindaco fu costretto a ritirare l’ordinanza che stabiliva l’applicazione di una sanzione di 50 euro. Un’ordinanza che provocò mesi di braccio di ferro con le associazioni che difendono gli animali, a cominciare dalla Lav, la Lega antivivisezione, che impugnò il provvedimento con un ricorso al Prefetto.

Quello dei piccioni non è un problema solo italiano. Nel gennaio 2001 l’allora sindaco di Londra Ken Livingston ordinò la revoca della licenza di vendita all’ultimo venditore di grano per i piccioni di Trafalgar Square: quest’ultimo si oppose e l’Alta Corte gli diede ragione.

Il piccione è portatore di circa 60 malattie, alcune delle quali mortali, contagiose per l’uomo e per gli animali domestici, i cui agenti patogeni vengono trovati nei loro escrementi. Tra le più comuni e pericolose: Salmonellosi, Criptococcosi, Istoplasmosi, Ornitosi, Aspergillosi, Candidosi, Clamidosi, Coccidiosi, Encefalite e Tubercolosi: gli agenti patogeni di queste malattie vengono trovati negli
escrementi dei piccioni.

Non è necessario il contatto diretto: il vento, gli aspiratori, i ventilatori possono trasportare la polvere infetta delle deiezioni secche negli appartamenti, nei ristoranti, negli uffici, negli ospedali, nelle scuole, contaminando gli alimenti, gli utensili da cucina, la biancheria, ed innescando i processi infettivi.

Associata alle colonie di volatili, c’è sempre la presenza anche dei loro  ectoparassiti, in particolare pulci, cimici, zecche ed acari, che spesso causano forti infestazioni all’interno di edifici ove sono posti i nidi, soprattutto all’interno dei sottotetti.