Ahmadinejad si festeggia presidente. Obama, Sarkozy e Brown gli negano gli auguri. A Roma riflessi lenti della diplomazia

Pubblicato il 4 Agosto 2009 18:32 | Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2009 19:10

Cinque agosto 2009: la tv di Stato iraniana trasmette le immagini del giuramento di Ahmadinejad come presidente eletto ed insediato. È la stessa tv che ha trasmesso da pochi giorni le immagini di quegli uomini in “pigiama” da prigionieri. Uomini ridotti a marionette che “confessano” delitti, che “ammettono” di aver tramato contro la patria in “combutta con il nemico straniero”. Uomini cui è stata estirpata con la tortura e con la minaccia ogni forma di dignità. Uomini piegati, spezzati perché confermino la verità di Stato. Sono le stesse scene che si vedevano nei tribunali nazisti o nei processi staliniani o nelle confessioni rese ai “magistrati” del cambogiano Pol Pot. Troppo fresca è la memoria di queste immagini perchè i governi occidentali possano fingere di averle dimenticate, archiviate.

Con quel processo mandato in onda il regime iraniano ha dichiarato al mondo di non essere solo un governo che trucca le elezioni e reprime nel sangue la protesta, ha sbattuto in faccia al mondo il suo sovrano disprezzo per gli elementari diritti umani. Quindi, almeno dal punta di vista formale, il mondo non poteva far finta di nulla. Una forma che, sia pure in misura minima, stavolta diviene sostanza. Obama. Sarkozy, Brown, i leader di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna non invieranno la consueta e rituale lettera di congratulazioni ad Ahmadinejad. Per quel che può la diplomazia, è uno schiaffo diplomatico.

Alla cerimonia l’Unione europea sarà rappresentata al livello minimo possibile dall’ambasciatore svedese che ha tenuto lui stesso a precisare che si tratta di un obbligo. Forse si poteva evitare anche questa minima partecipazione. Per l’Italia ci sarà l’incaricato d’affari Alessandro Monti. Dalla Farnesina e da Palazzo Chigi, a dodici ore dalla cerimonia del giuramento, non era giunta di una scelta di Berlusconi analoga a quella di Obama, Sarkozy e Brown. Forse solo una questione di riflessi diplomatici lenti. Difficile ipotizzare una “prudenza”, una prudenza “cortese” di Roma nei confronti di Teheran.

Teheran che continua ad inasprire come può e quando può i rapporti con l’Occidente. I tre americani che hanno sconfinato dall’Iraq nella zona nord dell’Iran sono ufficialmente detenuti. Gli iraniani fanno sapere che però Shane Bauer, Sara Shourd e Joshua Fattal “non hanno confessato” di essere militari e non escursionisti. È sperabile ma non del tutto certo che nei loro confronti non venga applicato lo stesso tipo di interrogatorio che il regime ha usato contro gli “uomini in pigiama”, contro gli uomini ridotti a larve senza volontà.