Alitalia nuova, metodi di sempre. Per qualche minuto di ritardo due sprovveduti passeggeri sono lasciati a terra. Per un deputato in camicia stile Berlusconi si ritarda la partenza del volo

Pubblicato il 22 luglio 2010 8:28 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2010 10:02

Ai banchi Alitalia per il check in dei voli nazionali, una giovane donna piange, il suo compagno la consola. Lei è piccola, cicciottella, carina. Piange inconsolabile.

Le hanno detto che qualcosa nei suoi biglietti non funziona, che deve ancora comprare un biglietto, che la biglietteria è in fondo alla fila ma ora è tutto inutile, perché ormai il volo è chiuso.

Troppo tardi è arrivata, è tutta colpa sua, le dice l’addetta al check in. Fredda, professionale, calma e spietata.

L’altra piange e dice: “Un giorno che sono in viaggio, come faccio”. Ha un accento del sud d’Italia,

Replica l’impiegata: “Tutta colpa sua, doveva arrivare prima”.

Non c’è folla, non c’è coda al check in, non ci sono code ai controlli, gli aerei sono mezzi vuoti.

Il compagno della passeggera mancata, un bel ragazzo molto più alto di lei, cerca di consolarla col braccio attorno alla spalla. Lei si divincola. Ha capito che non ci sono speranze, raccoglie il trolley e fa per allontanarsi.

Anche il ragazzo raccoglie il suo trolley, chinandosi. Si tira su e chiede ancora una volta clemenza, ma il verdetto ormai è senza appello.

Non è italiano, sembra romeno e gli scappa: “Vaf…lo”.

L’impiegata al banco contiguo, giovane e carina anche lei, scatta: “Ridillo, chiamo la polizia”. Alza la cornetta, fa un numero. “Adesso tu non ti muovi, aspetti la polizia”.

L’altro fa come se non avesse sentito, i due poveretti si allontanano infelici.

La polizia viene lasciata in pace, ai mille veri problemi di Fiumicino.

Quanto ci sarebbe costato quel vaffa, se la polizia fosse davvero intervenuta, con tutta la procedura, obbligatoria per Costituzione di un’Italia dove gli insulti più feroci e il turpiloquio più estremo adornano le arene tv?

Passa meno di mezz’ora. Si imbarca il volo per Torino. I passeggeri sono sull’autobus e aspettano. Qualcosa non va. Arriva trafelato un deputato-attore ex an. Non sembra in missione, politica, forse va solo a trovare la vecchia mamma, ha la camicia che fluttua fuori dei pantaloni. Certo, ormai l’ultimo baluardo di decenza vestitoria è crollato con Berlusconi che gira in maniche di camicia con scorta sotto i portici della ex Galleria Colonna, proprio davanti a Palazzo Chigi, lui che una volta la cravatta rigorosamente blu a pois bianchi la portava, sotto il blazer blu, anche a ferragosto. Ma per fare ritardare un aereo, giacca e cravatta sono quanto meno di rigore.

Non puoi non pensare a quei due poveretti lasciati a terra per qualche minuto di ritardo. Con malinconia ma anche con una certa sicurezza: tutto cambia, nulla è cambiato.