Alzheimer, con gli ansiolitici aumenta il rischio di demenza

Pubblicato il 10 settembre 2014 6:15 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2014 20:57
Alzheimer, con gli ansiolitici aumenta il rischio di demenza

Alzheimer, con gli ansiolitici aumenta il rischio di demenza

ROMA – L’uso prolungato di ansiolitici potrebbe aumentare il rischio di Alzheimer. I farmaci “incriminati” sono le benzodiazepine, quelli più usati contro l’ansia e spesso anche per curare l’insonnia: se prese per più di tre mesi, il rischio di ammalarsi sale al 51%. E’ quanto rivela uno studio pubblicato sul British Medical Journal.

 

Il team di ricercatori diretto da Sophie Billioti de Gage dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell’Inserm presso l’Università di Bordeaux, ha analizzzatoi dati del database del Quebec health insurance program (RAMQ), confrontandoli con quasi 1800 casi di Alzheimer con un gruppo di controllo di oltre 7100 individui senza demenza, ma simili per altre caratteristiche (età, sesso etc). Gli esperti hanno considerato le prescrizioni di benzodiazepine – i farmaci ansiolitici più usati anche per l’insonnia – e la durata del trattamento, riscontrando una forte associazione tra il rischio di ammalarsi di Alzheimer e l’aver usato in passato questo tipo di terapia.

“Nel nostro studio – spiega la ricercatrice – consideriamo solo coloro che avevano usato benzodiazepine oltre 5 anni prima della diagnosi di Alzheimer, scartando quindi coloro che avevano preso questi farmaci a ridosso della diagnosi; inoltre la relazione trovata è di tipo ‘dose-effetto”, quindi esprime una relazione diretta tra dosaggio dei farmaci e aumento del rischio; questi sono entrambi argomenti estremamente a favore dell’ipotesi di causa-effetto tra uso di benzodiazepine e rischio demenza”.

Per questo i ricercatori avvertono:

”Queste terapie dovrebbero essere di breve durata e comunque non superare i tre mesi. Questi risultati – scrivono gli autori – sono di fondamentale importanza per la salute pubblica specialmente considerando la prevalenza e la cronicità dell’uso di benzodiazepine nella popolazione anziana e l’aumento dei casi di Alzheimer nei paesi sviluppati”.

I medici prescrittori e i pazienti necessitano di un sistema di sorveglianza appropriato per gli effetti avversi cognitivi, afferma in un’editoriale sempre sul BMJ Kristine Yaffe della University of California a San Francisco che ricorda:

“Ad ogni modo, concludono i ricercatori, servono ulteriori studi per arrivare a provare in via definitiva che le benzodiazepine causino l’aumento di rischio. Inoltre si noti che le linee guida internazionali raccomandano terapie brevi( per più di 4 settimane per l’insonnia e non più di 12 per l’ansia), quindi il rischio da noi evidenziato si riferisce a un uso dei farmaci al di fuori delle raccomandazioni”.

Un aumento del rischio di demenza tra coloro che usano benzodiazepine era stato già identificato in precedenti studi, ma restava da chiarire se la natura di questa associazione fosse diretta, cioè se vi fosse un meccanismo di causa-effetto tra uso dei farmaci e aumento del rischio di Alzheimer.

“Nel 2012 la Società Americana di Geriatria ha aggiornato la sua lista di farmaci inappropriati per gli anziani includendo proprio le benzodiazepine, precisamente per i loro effetti avversi nella sfera delle funzioni cognitive”.