Barbara Spinelli, passata a Repubblica, non fa sconti a sinistra e fa un nome: D’Alema. Concorso di colpa nel conflitto di interessi di Berlusconi

Pubblicato il 18 Novembre 2010 9:56 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2010 18:12

Nel suo commento in prima pagina sul quotidiano la Repubblica, uno dei primi se non il primo dopo l’abbandono della Stampa, Barbara Spinelli punta dritto su uno dei principali colpevoli della sopravvivenza politica di Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema. Qualcuno (non molti in realtà) aveva già sostenuto questa tesi in passato.

Si tratta di un tema che la sinistra non ama, perché è come parlare di una colpa di famiglia. Purtroppo la connivenza, per ragioni di schieramento, non paga anzi fa male e il prezzo pagato dall’Italia per i silenzi di Repubblica ai tempi della Bicamerale è incalcolabile ma ha un nome, Berlusconi.

L’articolo della Spinelli ha un titolo un po’ catastrofista, come si conviene al giornale di Roberto Saviano, però la conclusione è smagliante.

Dopo avere messo in guardia il Pd rispetto al ruolo subalterno che sembra ormai avere assunto nei confronti di Gianfranco Fini, Spinelli avverte che, se  “è importante un governo di alleanza costituzionale che raggiusti le istituzioni prima del voto”, attenzione però, perché  “un ruolo prioritario è riservato non solo a Fini ma alle opposizioni. Fini farà cadere il Premier ma l’intransigenza sul conflitto d’interessi spetta alla sinistra, nonostante gli ostacoli esistenti nel suo stesso seno”.

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Qui viene l’affondo: “Del regime il Pd non è incolpevole. Fu lui a consolidarlo con un patto preciso: la conquista di suoi spazi nella Rai, in cambio del potere mediatico del Cavaliere. Tutti hanno rovinato la tv, pur sapendo che il 69,3 per cento degli italiani decide come votare guardandola (dati Censis)”.

“A partire dal momento in cui fu data a Berlusconi l’assicurazione che l’impero non sarebbe stato toccato, si è rinunciato a considerare anomali la sua ascesa, il conflitto d’interessi. E i responsabili sono tanti, a sinistra, cominciando da D’Alema quando assicurò, visitando Mediaset nel ’96: «Non ci sarà nessun Day After,avremo la serenità per trovare intese. Mediaset è un patrimonio di tutta l’Italia».

Ancora: “La verità l’ha detta Luciano Violante, il giorno che si discusse la legge Frattini sul conflitto d’interessi alla Camera, il 28-2-02: «L’on. Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel ’94 quando ci fu il cambio di governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’on. Letta… Voi ci avete accusato nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto d’interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… Durante i governi di centrosinistra il fatturato Mediaset è aumentato di 25 volte!».

“Il programma dell’Ulivo promise di eliminare conflitto e duopolio tv, nel ’96. Non successe nulla. Nel luglio ’96, la legge Maccanico ignorò la sentenza della Consulta (Fininvest deve scendere da tre a due tv). Lo stesso dicasi per l’indipendenza Rai. È il centrosinistra che blocca, nell’ultimo governo Prodi, i piani che la sganciano dal potere partitico. A luglio Bersani ha presentato un disegno di legge che chiede alla politica di «fare un passo indietro». Non è detto che nel Pd tutti lo sostengano. Una BBC italiana è invisa a tanti”.

A cominciare dal partito Rai, organico al Pd, che tanti gravi danni ha arrecato al sistema dei giornali in Italia.