Berlusconi, Bossi, Fini e Casini: quindici anni di amori e veleni

di Emiliano Condò
Pubblicato il 11 luglio 2010 14:30 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2010 14:30

Se capiamo qualcosa della politica italiana non possiamo non pensare che per  le “nozze” (di governo, s’intende) tra Umberto Bossi e Pierferdiando Casini, sia solo questione di tempo. E di prezzo.

Dichiarazioni come quelle apparse domenica 11 luglio sulla Padania, in cui il Senatur ha spiegato che Casini è “il vero nemico” fanno parte di un misterioso e tutto nostrano rituale di corteggiamento. Così come, quando il  leader dell’Udc esce da casa Vespa e racconta alla stampa che Berlusconi non gli ha fatto “nessuna offerta” vuol dire che la trattativa è in corso, ed anche  ben avviata.

Sia chiaro: il tutto può serenamente concludersi con un nulla di fatto e molti lettori finiranno per pensare che i giornalisti, come al solito, hanno inventato tutto. A tal proposito va un sentito grazie al presidente del Consiglio che continua a fingere di ignorare la differenza tra nuda cronaca e utilizzo personale dei fatti.

Detto questo il quadro è semplice: Berlusconi vuole liberarsi del riottoso Fini ed acquistare alla causa della “libertà” il redivivo Casini. Quest’ultimo, prima di accettare, tirerà sul prezzo: fino ad una settimana fa si è costruito un posto nell’agone politico mediatico cercando di spintonare fuori Berlusconi dal centro e dai cattolici.

Ma Casini all’opposizione è un po’ come Bertinotti al Governo, storicmente e culturalmente fuori posto: è irrequieto,  non sa bene dove debba stare e cosa debba fare. Quindi la proposta fa gola.

E la Lega? Al di là dello strepitio di facciata alla Lega importa solo del Federalismo: scudi fiscali, intercettazioni e lodi vari sono solo prezzi per barattare il fine ultimo. Quindi: che ci sia Fini o ci sia Casini non cambia granché.

C’è un piccolo problema: l’Udc è il partito che ha votato contro il Federalismo, l’unico di tutto il Parlamento. E Bossi questa cosa se l’è legata al dito. Poi c’è il problema del potere di Tremonti che Casini vuole arginare mentre per Bossi è garanzia del fatto che, costi quel che costi, prima o poi al Federalismo si arriverà. Ma su tutto questo si può trattare.

E le dichiarazioni di Bossi? Il giorno del “predellino”, atto di concepimento del Pdl, Fini disse che Berlusconi era alle “comiche finali”. Poco dopo hanno fatto un partito insieme. Poi Fini si è pentito, ma è un dettaglio. Rimane il fatto che, nella nostra politica, nessuna porta è mai chiusa abbastanza. Il nemico di oggi, quindi, può tranquillamente diventare il miglior amico di domani.

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