Berlusconi contro tutti: nel mirino non solo escort e giornali, ma anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e gli untori della crisi: “Solo psicologica”

Pubblicato il 27 Giugno 2009 8:45 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2009 8:45

La nuova puntata della soap “Silvio contro il resto del mondo”  non ha come trama escort e politici che vanno a donne ma la crisi e i suoi untori.

Venerdì, presentando nuove misure anti crisi, Silvio Berlusconi, primo ministro del Governo italiano, non si è trattenuto e ha attaccato tutto e tutti: organizzazioni internazionali, stampa, opposizioni, i ”signori” che, ”sulla base di quello che gli dicono i loro uffici studi” diffondono ogni giorno paura, panico, e pessimismo sono quelli ai quali ora ”dovremmo davvero chiudere la bocca”. La crisi economica, secondo Berlusconi, è ”eminentemente psicologica”.

A parte gli attacchi ai giornali che lo attaccano, il che non costituisce novità, la cosa più clamorosa dell’a fondo di venerdì è il riferimento al governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Draghi, giovedì, aveva annunciato un ulteriore peggioramento della crescita : il Pil, se va bene, alla fine dell’anno calerà del 5%, aveva detto, scegliendo per dirlo il podio dell’Abruzzo, che Berlusconi considera un po’ suo territorio privato. Un’invasione di campo che sembra studiata per rinfocolare i peggiori incubi di Berlusconi su un complotto ordito dai “poteri forti” ai suoi danni. 

Berlusconi ha detto: ”Un giorno sì e uno no, le organizzazioni internazionali escono e dicono che il deficit è al 5%, che i consumi sono calati del 5%; crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011… Insomma, un disastro”. Afferma Berlusconi, parlano sulla base di quello che gli dicono ”gli uffici studi”, ma così ”facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell’Europa e del mondo”. La fiducia è invece uno dei pilastri fondamentali sui quali costruire la ripresa, nel teorema di Berlusconi: i cittadini non devono tagliare i consumi, gli imprenditori non devono smettere di giocare il ruolo propulsivo che hanno, a partire dagli investimenti in pubblicità.

L’unica pubblicità che invece è giusto cancellare è quella sui giornali catastrofisti: ”L’ho già detto e non è uno scandalo”.