Berlusconi, Repubblica vs Corriere/ Pm di Bari indaga su 5 incontri sospetti, droga alle feste in Sardegna? Chi reclutava le ragazze?

Pubblicato il 22 Giugno 2009 9:30 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2009 19:05
barbara_palazzograzioli

Nella foto, Lucia Rossini e Barbara Montereale nel palazzo Grazioli

Il Corriere ha rivelato l’identità della ragazza intervistata per prima da Repubblica e lasciata dal quotidiano romano nell’anonimato. Si chiama Lucia Rossini. Il Corriere ha anche intervistato Barbara Montereale, la ragazza che con la Rossini e Patrizia D’Addario, dalle cui registrazioni lo scandalo è partito. La Montereale successivamente è tornata a farsi intervistare da Repubblica: la sua preoccupazione è che tutti sappiano che non è una escort, ma una ragazza immagine.

Il Corriere spara un’altra rivelazione. C’era una donna di 40 anni, Terri De Nicolò, barese trapiantata a Milano, anche lei indagata con Tarantini, alla quale, secondo il Corriere, gli investigatori attribuiscono “un ruolo chiave nel reclutamento” delle ragazze.

Repubblica riferisce invece che sul tavolo del pm di Bari, Giuseppe Celsi, nell’inchiesta sull’induzione alla prostituzione ci sono almeno altri quattro incontri sospetti – oltre alla serata del 4 novembre 2008 a Palazzo Grazioli – nei quali Gianpaolo Tarantini potrebbe aver reclutato donne da portare al premier Silvio Berlusconi.E’ stato lo stesso Tarantini ad ammettere e chiedere scusa sabato al presidente del Consiglio: “Non sapeva nulla di quello che facevo – ha dichiarato – E in ogni caso i soldi che io davo alle ragazze erano soltanto dei rimborsi spese”. Una mossa con cui l’imprenditore barese, in queste ore sotto una fortissima pressione, prova a spezzare il doppio filo che secondo Repubblica ormai lo annoda al presidente del Consiglio (“l’utilizzatore finale” per utilizzare le parole dell’avvocato Niccolò Ghedini).

E’ chiaro, scrive Repubblica, che i due fossero in ottimi rapporti personali, tanto che nelle intercettazioni sulle utenze dell’imprenditore ci sono almeno due conversazioni dirette tra loro. L’obiettivo della difesa di Tarantini è ora quella di allontanare del tutto la figura di Berlusconi, che non è indagato, e tentare di scardinare l’assunto dell’accusa ragazze-droga-appalti.

Ma col passare dei giorni l’indagine, sostiene Repubblica,  si fa sempre più solida. Gli investigatori sono ormai convinti che il numero di ragazze coinvolte sia molto più ampio: nel taccuino della Guardia di Finanza ci sono infatti una trentina di nomi di donne che verranno ascoltate nei prossimi giorni, tutte reclutate da Tarantini o persone a lui vicine, per le sue feste (a Bari, Milano e in Sardegna) o per gli inviti a cena nelle case di Berlusconi.

Ecco perché in queste ore gli investigatori stanno scandagliando tutti gli ambienti di un certo tipo vicini a Tarantini: un ruolo, in questo, lo avrebbe la transessuale Manila Gorio, amica del cuore di Patrizia D’Addario e conduttrice di un reality trasmesso da una tivù locale (“La Masseria” su Teleregione) in cui, peraltro, ha partecipato Barbara Montereale.

Proprio questo numero crescente di ragazze coinvolte apre per altro un nuovo capitolo dell’inchiesta, scrive Repubblica, che gli stessi investigatori definiscono “molto preoccupante”. Dall’indagine è emerso infatti chiaramente che l’accesso a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa era incontrollato. Perché così ha raccontato agli inquirenti Patrizia D’Addario, così ha confermato ieri nell’intervista a Repubblica Lucia Rossini, ricordando che per far aprire le porte è bastata soltanto una telefonata di Gianpaolo.

Sia Patrizia D’Addario sia Barbara Montereale hanno potuto registrare o scattare foto all’interno della casa, dalla legge ritenuta assimilabile a residenza di Stato. Non solo: Barbara racconta che nessun controllo c’è stato nemmeno a Villa Certosa, dove c’erano anche ragazze straniere non riconducibili al giro di Tarantini.

Insomma, continua Repubblica, la falla è enorme soprattutto se si pensa che quelle stesse stanze sono abitate normalmente dai grandi del mondo. E difficilmente, ragionano gli inquirenti, si può parlare di inadeguatezza dei Servizi. Dal racconto delle ragazze si evince infatti come quella di non controllare agli ingressi o all’interno fosse una disposizione arrivata dal presidente o comunque dal suo staff.

Ma, secondo Repubblica, esiste una terza pista che la procura di Bari e la Guardia di Finanza continuano a seguire. C’è almeno un indagato e negli interrogatori gli investigatori chiedono a tutti riscontri all’ipotesi di un traffico lungo la direttrice Bari-Civitavecchia-Olbia. Dalle intercettazioni telefoniche emerge, infatti, che alcuni dei partecipanti alle feste sarde  alcuni dei collaboratori di Tarantini facevano uso di sostanze stupefacenti.