Bill Clinton, la Corea del Nord e l’ex-ambasciatore all’Onu John Bolton, che si chiede se la missione non sia stata un pericoloso errore

Pubblicato il 6 Agosto 2009 21:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2009 21:03

Il brillante successo riscosso dall’ex-presidente Bill Clinton con la sua missione di salvataggio delle due giornaliste americane, Euna Lee e Laura Ling, dalle grinfie dei nordcoreani, e forse con l’apertura di un nuovo canale diplomatico con l’intrattabile Paese, è stato riconosciuto dai più. Ma non proprio da tutti. E The Huffington Post, in un fondo di Jason Linkins, punta il dito contro colui che ha cercato di rompere le uova nel paniere, in special modo allo stesso Bill e al presidente Barack Obama.

I reprobo additato da The Huffington Post è l’ex-ambasciatore americano presso le Nazioni Unite John Bolton, definito ”un noto tricheco rabbioso” (sfoggia folti baffi simili a quelli del mammifero marino), probabilmente rabbioso anche perché Obama l’ha sostituito non volendo giustamente un lascito del suo predecessore George Bush in un posto così di rilievo e ben remunerato con soldi e privilegi. Uno, questo Bolton, che mentre praticamente tutti si rallegravano del ritorno a casa delle due giovani (condannate dai nordcoreani ai lavori forzati per spionaggio), se n’è uscito dicendo «che il viaggio di Clinton è stato una significativa vittoria propagandistica per la Corea del Nord».

Linkins non l’ha digerita e nella sua column replica per le rime al ”noto tricheco rabbioso”: «Indubbiamente, anche tenere Lee e Ling prigioniere è stata una significativa vittoria propagandistica per la Corea del Nord, ammesso che si possano ritenere significanti le deliranti esternazioni di un Paese malato di mente e farabutto. Un Paese che – prosegue il columnist – anche se il leader Kim Jong-il preparasse una mediocre torta paradiso, direbbe subito di aver ottenuto una significativa vittoria propagandistica».

In ogni caso, Linkins, per dovere di cronaca riporta le critiche di Bolton. Ha detto l’ex-ambasciatore licenziato che se gli Stati Uniti sono giustamente preoccupati quando i suoi cittadini sono in pericolo o imprigionati, gli sforzi per proteggerli non dovrebbero potenzialmente determinare rischi per altri americani in futuro. «Eppure – ha proseguito Bolton – questa è l’esatta conseguenza di visite di ex-presidenti od altri dignitari sotto forma di riscatto politico per ottenere il loro rilascio. Con tre escursionisti americani imprigionati da Teheran, Clinton farà di nuovo le valige per un altro atto di prostrazione? E, guardando al futuro, quali altri ostaggi americani saranno sufficientemente importanti da meritare il trattamento presidenziale? Che dire di Roxana Saberi e di altri americani precedentemente imprigionati a Teheran? Come mai loro non  hanno meritato una visita presidenziale? Queste sono le conseguenze di affrettati gesti politici, comunque bene intenzionati e compassionevoli. In realtà – conclude Bolton – la liberazione delle due giornaliste – seppure una buona notizia – non attenua i futuri rischi che essa comporta»