Bossi appare un grande uomo di pace, nella polemica tra gli emissari di Berlusconi contro Fini e Napolitano: agli italiani non piace il caos

Pubblicato il 17 agosto 2010 9:59 | Ultimo aggiornamento: 17 agosto 2010 9:59

Umberto Bossi

In questo scorcio d’agosto, dove la maionese del sistema politico italiano sembra impazzito, con Silvio Berlusconi che manda kamikaze dal nome in precedenza sconosciuti al grande pubblico all’attacco del pesidente della repubblica Giorgio Napolitano e con Napolitano che parla, non sempre a proposito, non ex cathedra ma attraverso giornali più o meno di partito, il pallino sembra averlo in mano Umberto Bossi e anche una bussola ben tarata e il sangue forse raffreddato dalle più miti temperature del nord.

La gente non segue in realtà con molta passione la rissa sulla Costituzione, ha solo l’impressione che il caos sia grosso e intanto pensa al brutto tempo, alle rate da pagare e ai poliziotti e vigili urbani appostati per estrarti il sangue approfittando delle tante sciocchezze del nuovo codice della strada, che sembrano pensate più per dare ai comuni nuova capacità impositiva occulta e alimentare un nuovo fiorente business, quello delle aste delle auto sequestrate.

Bossi ha sentenziato: ”Tutti hanno una virgola di ragione, ma è meglio non esacerbare la situazione. Noi dobbiamo mantenere l’equilibrio”. E ha ancora una volta ricordato che ”con il Presidente della Repubblica quando ho avuto bisogno ho trovato la quadra. Del Presidente della Repubblica io sono abbastanza contento”.

Che degli attacchi dei berluscones a Napolitano il mandante sia proprio Berlusconi nessuno dubita, nemmeno il nipotino Alessandro che Berlusconi teneva in braccio l’altra sera uscendo da un ristorante in Sardegna. Berlusconi fa l’olimpico (“Faccio il nonno, niente politica”), ma non si può dire se ci sia da avere più paura quando tuona e lancia anatemi o quando fa il gatto e lavora sott’acqua: ”State sereni che portiamo avanti tutto; vedrete che ce la caveremo sempre”,  sono state le sue parole l’altra sera.  Tranquilli, “non mollo”, ha minacciato:”Ho lavorato molto e ho messo a punto tutto il programma che presenterò al gruppo” del Pdl nel vertice del 20 agosto.

In fondo Berlusconi ha di che essere contento: dopo avere dato prova più volte di scarsa eleganza e scarso controllo di nervi, questa mano l’ha vinta lui, nella partita che da tempo ha ingaggiato con Napolitano. Napolitano alza la voce, ma non ne esce benissimo. Ha dato un’intervista a una giornalista dell’Unità, ex giornale del suo ex partito, perché pare fosse in vacanza con lui in Sicilia: per carità, sembra fossero antiche conseutudini, ma sembrano appartenere davvero ad un altro mondo i dubbi e i tormenti del direttore del New York Times James Reston quando il presidente americano dell’epoca, Lyndon Johnson, lo invitò a pranzo alla Casa Bianca.

Poi ha affidato più o meno lo stesso messaggio al Corriere della Sera, dicendo cose giuste, ma non le avrebbe dovute dire attraverso i giornali, e anche improprie, come l’altolà a Berlusconi di attaccare Fini. Probabilmente l’intervista al Corriere è stata vista dai consiglieri del Presidente come un rimedio al passo falso dell’Unità, ma questo non depone, sotto diversi profili tanto ovvi che non appare necessario elaborare, a favore dell’immagine che un presidente della Repubblica deve avere. Certo, dopo lo scempio di Cossiga tutto è lecito, ma Napolitano era per noi un punto di riferimento importante, come lo fu ai suoi tempi Pertini, nel caos della esacerbata lotta politica di questi tempi.

Anche la dura presa di posizione contro il parlamentare del Pdl Maurizio Bianconi da parte del Quirinale non è il massimo: una nota ufficiale recita: “Bianconi si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il presidente Napolitano sta tradendo la Costituzione. Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta, se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniaziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti le sue esteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle eintenzioni”.

Non c’è proporzione. Certo Bianconi ha detto delle sciocchezze, ma se ne sono sentite e lette di peggio senza che dal Quirinale piovesse l’anatema. Forse la fatwa di Napolitano era una risposta indiretta alle sciocchezze propalate da ben due ministri, degli Interni, Roberto Maroni e della Giustizia, Angelino Alfano, che l’hanno sparata grossa. Era talmente grossa che il Presidente doveva mettere in riga i due ministri, i quali hanno usato male la loro cattedra istituzionale per dare una interpretazione di parte della Costituzione. Ma Bianconi no, attaccarlo dà l’idea di un sistema cui sono saltati i nervi.

Forse non è elegante dire queste cose di tanti autorevoli personaggi, forse non è corretto, ma questo è nella convinzione che è bene essere consapevoli anche di cose sgradevoli, non chiudere con indulgenza gli occhi davanti agli errori nemmeno del Presidente, perché a restare chiusi nella logica che tutto quello che va contro Berlusconi è giusto può essere pericoloso, come lo fu per gli americani la regola che tutto quel che andava contro l’Unione Sovietica e il comunsimo era ok, inclusi i talebani e quel che poteva favorire lo sbarco in Sicilia era ben accetto, inclusa la mafia.

Fini non è un eroe della sinistra e della democrazia: è uno che è stato espropriato del suo partito, se ne è tardivamente accorto e ora vuole vendicarsi.

In tutta questa confusione ecco comparire Bossi, che dopo averne sparato qualcuna grossa prima di Ferragosto, ora ha trovato il giusto passo e gioca la parte di quello che seda la rissa.

Napolitano, dice Bossi,”è una persona che va bene dove sta”.

Poi fa le sue previsioni. Nello scontro tra Fini e Berlusconi a uscirne vincitore ‘’sarà Berlusconi perché è lui che ha i voti”. A Fini suggerisce di ”fare un passo indietro” e di tentare ”di recuperare il meccanismo di fedeltà che rendeva sano il partito”.

Ricorda Bossi: ”Quando Berlusconi parlava e lui gli è andato sotto con il dito dicendogli ‘mi butti fuori?’, io per il mio carattere avrei detto sì. C’è un rispetto da mantenere e se lo rompi è difficile che un partito vada bene”.

”Il problema non può essere fare vedere alla gente che ha vinto uno o l’altro. E’ chiaro che chi vince è Berlusconi perché ha i voti. Io farei un passo indietro”.

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