Ultima sparata di Brunetta: trasferire (a fare che?) gli autisti delle auto blu dello Stato con auto a noleggio. Una manna per gli appaltatori, maggiori costi e scandali garantiti

Renato Brunetta

Di solito Blitzquotidiano non si occupa delle sparate del ministro Brunetta, perché Renato Brunetta rappresenta l’apoteosi del corto circuito fra cose dette in modo scientifico per fare titolo sui giornali e la mancanza di spirito critico di chi fa i giornali e fa assumere a quelle sparate il valore di tavole della legge.

La base da cui parte Brunetta non è irrazionale, anzi si tratta di stati d’animo diuffusi e condivisi da milioni di cittadini: che gli statali non lavorino e siano assenteisti, ad esempio, lo pensano tutti e magari è anche vero, ma non si risolve con i tornelli il problema dell’efficienza della macchina statale, e se è per questo perché non parliamo anche di Regioni e Comuni, essendo le province un semplice monumento al sottogoverno?

Forse il nodo è nelle leggi che regolano il lavoro pubblico e lo tutelano, nelle regole di promozione e punizione che nel settore pubblico sono diverse da quello privato, nelle stesse garanzie secolari del lavoro di impiegati e dirigenti pubblici, che avrebbero dovuto tutelarli da interferenze nel loro lavoro e sono invece diventate la classica botte di ferro. Se incontrate un dirigente pubblico, è quasi certo che vi impressionino la sua competenza, la sua intelligenza, la sia attenzione. Spesso i dirigenti pubblici, come individui, sono più brillanti e preparati di quelli privati. La differenza la fa quindi il sistema in cui operano gli individui, le regole secondo cui agiscono.

Né va trascurato il ruolo dei sindacati e il loro diverso rapporto con i vertici del pubblico e del privato, senza poi dimenticare che per decenni i sindacati sono stati organici ai partiti, essendo i sindacati parte integrante della esecuzione della linea politica di Dc e correnti, Pci e partiti minori, tutti in competizione sul mercato della classe lavoratrice per la durata della guerra fredda.

Queste possono essere cose che sfuggono o contano poco per un cittadino che si alza all’alba, lavora tutto il giorno, fa ore di coda in auto o si stipa in puzzolenti autobus, paga le tasse, anzi nemmeno ha il piacere di pagarle perché gliele sfilano prima ancora che entrino in busta paga. Ma un ministro della Repubblica, per di più preposto proprio a rimettere in sesto la macchina statale, non può permettersi faciloneria e approssimazione, perché la carica che ricopre dà alle sue parole una credibilità e una autorevolezza micidiali.

Allora delle due l’una: o0 non sa o lo fa apposta. In entrambi i casi non è un bello spettacolo, il tutto suona fasullo, poco affidabile, poco credibile. I veneziani, che la diffidenza ha preservato nei secoli da molte insidie, hanno preso le misure a Brunetta e non lo hanno voluto come sindaco. Ma questo succede quando due parlano la stessa lingua e sono in grado di cogliere nell’altro le sfumature dell’accento che dicono più delle parole. Gli italiani invece continuano a bersi, anche se con sempre minore avidità, le parole del ministro.

E veniamo all’ultima sparata, quella che ha determinato questo sproloquio. Brunetta ha reso note le cifre aggiornate sulle auto blu in Italia: sono 90 mila e per mantenerle si spendono 4 miliardi di euro all’anno e poi ha aggiunto di suo: «Penso che si possa spendere la metà facendo le stesse cose». Secondo il Corriere della Sera, le auto dei politici costano 150 mila l’una: sono 18-20 mila e hanno almeno due autisti.

Asserisce Brunetta: «È una cifra enorme, con 4 miliardi si rinnova un contratto del pubblico impiego».

Osserva il Corriere che il costo principale non sono le auto in sé, ma gli autisti. Il costo del personale incide infatti per il 75%. Si spende infatti un miliardo di euro per consumi, manutenzioni e assicurazioni. Tre miliardi di euro costa invece il personale addetto (40 mila autisti in senso proprio, più 20 mila addetti amministrativi e generici). «Sessantamila autisti su 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici sono troppi», ha affermato il ministro. «In molti casi si tratta di personale assunto con altre mansioni che io vorrei si dedicasse a produrre beni e servizi. Anche perché un’auto a noleggio costerebbe 95 mila euro, con un risparmio di 55 mila euro. La strada da seguire è questa».

Vengono alcune domande. La prima, la più banale, è che Brunetta non spiega cosa farebbe fare a quelle migliaia di autisti, una volta che siano stati trasferiti.

La seconda, tragica, è che l’aritmetica, che è alla base di ogni contabilità pubblica come privata, non sembra essere il forte del ministro, perché con la sua proposta non si risparmierebbe un  centesimo, se è vero che i tre milioni di euro di costo del personale comunque rimarrebbero (non propone infatti né di sterminare i dipendenti né di licenziarli) e quindi appare strano che Brunetta sia convinto di finanziare un contratto da quattro miliardi, quando al massimo ne recupera uno. Ma se lo mangia in realtà e con gli interessi per prendere in affitto ventimila macchine con autista, con un costo globale, secondo le sue cifre, di quasi due miliardi e mezzo. Conclusione dell’intervento Brunetta: maggiori costi per un miliardo e mezzo di euro rispetto a quel che lo Stato spende oggi.

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