Buca piu’ un pelo di figa che un esercito di hacker

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 Mentre Dubai vieta l’uso del BlackBerry perché i messaggi inviati e ricevuti dal dispositivo sono criptati e non si può dunque verificarne il contenuto, in Cina la rete vince una delle sue prime battaglie: dopo essere stati totalmente oscurati verso maggio, i siti porno sono tornati online.


 Succede, in buona sostanza, che i navigatori cinesi trovavano sempre nuovi modi di aggirare il firewall della grande muraglia, e correre a tappare i buchi diventava sempre più dispendioso. Così le autorità cinesi hanno fatto un passo indietro, perdendo posizioni e concentrando i propri sforzi sulla censura del materiale davvero pericoloso, come i siti che danno sostegno ai diritti umani, i siti di informazione libera e via dicendo.

 Questo dimostra inequivocabilmente che la rete non si può fermare, così come la volontà popolare, quando si esprime all’unisono e con determinazione. Peccato che il grande pressing giallo sia stato esercitato per difendere il proprio diritto alla masturbazione, anzichè i diritti individuali di cittadinanza che evidentemente non hanno lo stesso (sex) appeal. Se l’esigenza di libertà fosse un ormone al pari di quello che determina l’urgenza degli istinti fisiologici, probabilmente vivremmo in un mondo dove sotto la spada di Damocle della censura si troverebbero costantemente Minzolini e Fede, anziché blogger e cittadini. 

 Ma ahimè… buca più un pelo di figa che un esercito di hacker. Forse l’informazione libera dovrebbe allearsi con i re del porno. Gli attori hard, anziché godere emettendo suoni inarticolati, potrebbero rivedere il proprio frasario per veicolare messaggi più impegnati. Che so, …Rocco Siffredi potrebbe sodomizzare le sue partner schiaffeggiandone le natiche e sibilando: "Godi, xxxxx, che se passa il DDL Intercettazioni ti metteranno il bavaglio!" La partner potrebbe rispondere: "Mmhh, sì, ma ti prego: non essere breve come il Processo. Odio gli uomini che soffrono di prescrizione precoce".

 Intanto, ogni volta che entrate in un sexy shop alimentate il regime cinese e date nuove risorse alla censura di stato, perché la stragrande maggioranza di giocattoli sessuali vengono realizzati proprio in Cina.

 Forse, sarebbe il caso di iniziare a produrre vibratori equo-solidali, assemblati cioè senza compromettere il diritto alla libertà di informazione. Lo so, non si può più godere in santa pace ma pensateci, quando vi ammanettate e vi frustate reciprocamente, giulivi e spensierati.

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Leggi l’articolo originale su: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

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