Calcio/ La Serie A vale sempre meno in tv. All’estero non comprano il nostro campionato: brutte partite e brutto ambiente

Pubblicato il 26 Giugno 2009 17:43 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2009 17:55

Violenza, incertezza sui calendari, grandi campioni che lasciano, stadi fatiscenti: sono questi i principali motivi per cui il calcio italiano, all’estero, non “tira” più. «La credibilità del nostro calcio è minata e per noi è davvero demoralizzante provare a vendere il prodotto all’estero», racconta Riccardo Silva fondatore di M&P Silva,  società che commercializza all’estero i diritti tv della serie A. Il campionato italiano ora vale solo 85 milioni, contro i 320 milioni di quello inglese o i 100 milioni della Liga spagnola.

Oramai le televisioni estere puntano solo sulla partita singola; per troppo tempo, sempre secondo l’analisi di Silva,  l’Italia non ha più “rinnovato” l’offerta, ed ha soltanto mostrato con calciopoli e poi con l’omicidio di Filippo Raciti a Catania il lato peggiore. «Ricostruire la credibilità sarà molto difficile» continua Silva, spiegando a proposito della violenza: «Gli investitori stranieri non hanno intenzioni di prendersi certi rischi e nemmeno di trasmettere un certo tipo di immagini». Per gli inglesi gli hooligans sono solo un brutto ricordo, ma anche in Giappone, che di violenza negli stadi non ne hanno mai avuta, il nostro calcio ha perso l’appeal e la spettacolarità.

Non è  un problema tecnico, le riprese e tutto il sistema tecnico usato per ritrasmettere all’estero le immagini funzionano benissimo, ci tiene a precisare Silva, è che la gente è stanca anche dei nostri stadi vuoti e pieni di barriere: quello che piace ad esempio agli inglesi è proprio la mancanza di barriere, la corsa dei giocatori ad abbracciare i propri tifosi dopo un gol, cosa impensabile nei nostri stadi.

Altri problemi sono l’incertezza sugli orari degli anticipi e posticipi, che in Italia vengono resi noti troppo in ritardo creando così un problema di programmazione, e il basso livello tecnico da tempo di austerity,con la partenza di Kakà e il ritorno di Cannavaro tra i colpi più importanti di tutta la prossima stagione.