Calcio, Ranieri- Prima conferenza stampa con la Roma

Pubblicato il 2 Settembre 2009 13:43 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2009 13:43
Claudio Ranieri allenatore della Roma

Claudio Ranieri allenatore della Roma

Oggi era il giorno della conferenza stampa di Claudio Ranieri.

Si inizia con una dichiarazione del presidente dei giallorossi Rosella Sensi:

«RANIERI LO VOLEVA MIO PADRE»
Il presidente della Roma Rosella Sensi: «Sono felice che Claudio Ranieri sia qui perchè era un nome che mio padre aveva già fatto tanto tempo fa».

Il tecnico prende la parola e risponde ai giornalisti:

«Dopo 35 anni torno a casa e darò il massimo per questa squadra. Porto il mio pragmatismo. Non giocherò come ha fatto egregiamente Spalletti negli ultimi quattro anni.

Non faremo un calcio spumeggiante ma pragmatico. Prometto di dare il massimo. È Francesco il mio capitano e mi auguro che faccia il Totti. Con lui non ho ancora parlato.

Io sono entrato nella Roma il ’69 e ci torno dopo tantissimi anni. Ormai mi sono fatto le ossa. Ora mi serve tempo per conoscere la squadra e capire cosa fare. Il modulo? Non ho preclusioni, nella mia carriera ho cambiato spesso tattica.

Sono romano e romanista ma non sono esaltato. Devo valutare sul campo attraverso il lavoro gironaliero. Di Paperon de Paperoni in giro ce ne sono sempre di meno. Ci sono grandi problemi economici in giro per il mondo.

Quando si è in difficoltà la Roma non si discute ma si ama. Sono uno abituato alla guerra e sono pronto a ‘rompere il ghiaccio’. La Roma ha perso poco.

Certo, è andato via Aquilani che lo volevo quando allenavo il Chelsea ma questa squadra è forte. Se siamo forti e coesi e bravi a non far vedere le pecche che abbiamo noi – come le hanno tutti – usciremo da questa situazione.

Il presidente Sensi sotto l’aspetto umano è una persona di valore che ha passione. Io non sono un aziendalista, se metto una firma è perchè so cosa c’è dietro. Non firmo solo per i soldi.

Dal momento della firma io mi accollo la responsabilità della società. Non sono un ‘signor sì’. Quando sono andato al Chelsea non c’era una lira e senza spendere una sterlina siamo arrivati in Champions League.

Abramovich prese la squadra perchè eravamo arrivati nell’Europa che conta. Tutta la mia carriera è stata una scommessa. Le ambizioni di una società diventano le mie, diventano la mia vita.

Già mi sento parte di una grande famiglia qui a Roma. Ovunque sono andato, dove ho perso la pazienza l’ho fatto sempre con la furia romana.

Il mio essere di un quartiere voi non lo vedrete mai perchè io sono sempre sereno davanti alle telecamere ma nei momenti cruciali esce fuori il testaccino che è in me».