Calciomercato, piace solo quello. Inter, Milan, Balotelli, Ibrahimovic, Spalletti, arbitri…: fischi per tutti. Perchè il nostro calcio non ci piace più

di Flavio Grasselli
Pubblicato il 12 Maggio 2009 3:28 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2009 22:33

Calcio, Italia, ultima frontiera. Siamo di fronte al “punto di non ritorno”: ci si stufa presto di tutto, c’è voglia solo di highlights e di campioni “usa e getta”, non si aspettà più il completamento di un progetto, nulla gira per il verso giusto e tutti i vicini hanno l’erba migliore della nostra. Ormai sono sempre fischi e contestazioni: ovunque e per chiunque, dall’avversario più odiato al simbolo della squadra.

La cronaca degli insoddisfatti, sperando di non tralasciare nessuno. Partiamo dal vertice della classifica; i tifosi dell’Inter hanno fischiato Ibrahimovic, ovvero l’uomo che ha portato ai nerazzurri, con gol assist e giocate, almeno due scudetti. I tifosi avversari insultano Mario Balotelli (i dirigenti si adeguano), uno dei giocatori più forti del campionato, già adesso. Perchè? Perchè non piace. Perchè ha diciotto anni e infastidisce con i suoi atteggiamenti arroganti. Parentesi. Balotelli ha il diritto di sbagliare e va criticato affichè cresca, ma mai per demolirlo: sarebbe un clamoroso autogol. Balotelli, merce rarissima, sotto porta non sbaglia quasi mai e, appena maggiorenne, ha già un bottino di dieci gol in serie A. Balotelli ha segnato alla Juventus un gol simile a quello firmato da Cristiano Ronaldo in Champions League qualche giorno dopo, chiudendo con Ibrahimovic un triangolo di sessanta metri. Balotelli ha sempre sbagliato in campo, mai fuori, anche se non sarebbe un delitto nemmeno se accadesse quello che capita a tutte le persone all’età di diciotto anni, ossia andare, a volte, fuori dalle righe. Un esempio? Wayne Rooney. Adesso sono tutti innamorati di lui, giustamente. Cosa sarebbe successo se avesse combinato tutte le sue “marachelle” in Italia? Balotelli è italiano, è il futuro della Nazionale. Teniamocelo stretto.

Al Milan fischiano Clarence Seedorf, lo hanno fatto dopo che lo stesso olandese aveva messo, contro la Juventus, l’ennesima firma di una carriera straordinaria che lo vede record-man tra i calciatori con più vittorie nella Champions League con squadre diverse: tre (Ajax, Real Madrid e proprio Milan). Hanno contestato la dirigenza che ha vinto e comprato tutto.

Fischiano alla Juventus, già stanchi di Ranieri, il tecnico che ha riportato la squadra al vertice della Serie A con la velocità di un felino e con una rosa di calciatori discutibile.

Contestano a Roma: un anno fa Spalletti, nei sondaggi, aveva creato una squadra pari a quella scudettata e spettacolare di Liedholm. Adesso è tutto finito, per colpa di una stagione davvero storta e sfortunata. E pazienza se in ogni partita è stata fatta la conta per arrivare a undici… Alla Lazio è lo stesso: Lotito ha risanato una società lasciata a pezzi, ma non è mai stato digerito dalla tifoseria e la gente si è allontanata dall’Olimpico.

Fischi a Firenze, contro i giocatori; fischi e striscioni a Napoli, contro De Laurentiis, passato da “Sei un mito” a “Spalle al muro”.

Non capiamo il perchè di questa grande insoddisfazione, ma sia la ragione che l’intuito, ci dicono che i tifosi stanno criticando, seppur sommariamente (perchè spendono, lavorano e non hanno il tempo per pensare a tutto), tutto il sistema che non diverte più. Si torna contenti dallo stadio solo se la squadra del cuore ottiene la vittoria-palliativo, e a volte non basta neanche questo. Non si è mai capaci di applaudire l’avversario perchè il nostro calcio non invita a fare questo. I dirigenti-padroni sbagliano, ma non pagano mai e sono sempre attaccati alla redditizia poltrona, nonostante “calciopoli” e le intercettazioni da brivido. Gli arbitri fischiano la domenica e si difendono in tribunale il lunedì. In campo sono spesso indisponenti: Farina (il veterano!), ad esempio, ha spintonato un allenatore, Prandelli, persona per bene e promotore del “terzo tempo” calcistico (a proposito: che fine ha fatto?).

I padroni del calcio cercano di sotterrare per far dimenticare tutto, ma i tifosi, soprattutto quelli che non vincono, pur provandoci, non ce la fanno più. E fischiano, ma fischiano senza alcun senso, insoddisfatti e poi intimamente pentiti di quei fischi mal indirizzati. C’è la possibilità che vogliano solo sfogarsi perchè “qualcuno” li sta bruscamente svegliando da una delle poche parti “sognanti” di questa problematica vita: il calcio. Continuare a crederci è sempre più difficile.

Post sciptum. La riflessione si chiude con una domanda: cosa piace di più del calcio moderno al tifoso italiano? Il calciomercato. Che fa sognare sì, ma non è campo. Il rimedio? Non spetta al tifoso, nè al giornalista, di trovarlo.