Camorra, Giuseppe Setola: “Mi pento, ma proteggete la mia famiglia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2014 14:33 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2014 14:33
Camorra, Giuseppe Setola: "Mi pento, ma proteggete la mia famiglia"

Giuseppe Setola (Foto Ansa)

NAPOLI – “Mi pento e collaboro con la giustizia, ma proteggete la mia famiglia”. Giuseppe Setola, boss della Camorra e imputato dell’omicidio dell’imprenditore Domenico Noviello, lo ha detto durante il processo.

Setola in videoconferenza ha detto durante il processo:

“Ho deciso di collaborare, il pm Milita venga da me già da stasera. Salvate la mia famiglia, altrimenti i Bidognetti li uccidono”.

Poi rivolgendosi a Giovanni Letizia, altro imputato del processo, ha detto:

“Giovà, lo so che non sei d’accordo, ma la malavita è finita”.

Setola ha così cambiato idea rispetto a quanto aveva detto nella precedente udienza dello scorso 1 ottobre, quando si era dichiarato colpevole dell’omicidio ma aveva aggiunto di non avere intenzione di collaborare:

“Io ci vedo benissimo – ha proseguito Setola, in riferimento ai suoi problemi di vista – mandatemi a prendere. Mi dispiace per Casal di Principe”.

Setola ha poi revocato l’incarico all’avvocato Paolo Di Furia nominando un altro legale, Antonio Di Micco. Ma per i pm, il boss della Camorra, che sta scontando già diversi ergastoli, è sempre stato classificato dagli inquirenti come “persona inaffidabile”. Adesso, dopo le dichiarazioni rese nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a Caserta, si attendono le mosse della Procura della Repubblica di Napoli.

Il killer del clan dei Casalesi, in più occasioni, ha minacciato i sostituti procuratori della Dda nel corso delle udienze e in molte occasioni ha rifiutato di sottoporsi, in carcere, a esami specifici per accertare le sue presunte patologie visive. Solo oggi ha ammesso di vederci benissimo. Fu grazie ai suoi presunti problemi di vista che riuscì a farsi trasferire in una clinica di Pavia da dove fece perdere le sue tracce, nell’aprile del 2008.

Per quello che concerne le minacce, a farne le spese, in più occasioni è stato il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli Cesare Sirignano: Setola, usò nel confronti del pm toni minacciosi lo scorso 5 febbraio in video conferenza, durante un’udienza del processo per estorsione ai danni degli imprenditori Passarelli: “dottore Sirignano, ma voi volete farmi sterminare la famiglia”.

Ancora più gravi furono le minacce proferite, sempre nei confronti di Sirignano, lo scorso 19 marzo, in occasione della festa del papà, durante un’altra udienza dello stesso processo:

“Oggi è la festa del papà: auguri dottore Sirignano”.

Lo stesso giorno, l’auto blindata del magistrato con a bordo il pm e la sua scorta, fu inseguita da una vettura durante un viaggio verso la capitale. Di recente, il killer del clan dei Casalesi, autore, con il suo gruppo di fuoco, della strage di immigrati di Castel Volturno, ha detto, durante l’udienza dello scorso primo ottobre del processo per l’omicidio dell’imprenditore Domenico Noviello, di avere commesso ben 46 delitti:

“Ho ammazzato 46 persone, tra cui Mario Tavoletta, Diana Antonio e un siciliano per il cui delitto sono stato anche assolto”.