Casapound, Gilet gialli: alluvione di titoli, carestia di voti (0,3 – 1)

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 30 Maggio 2019 9:28 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2019 9:31
Casapound, Gilet gialli e gli altri: alluvione di titoli, carestia di voti (0,3 - 1)

Casapound, Gilet gialli: alluvione di titoli, carestia di voti (0,3 – 1) (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pieno di titoli ma vuoto di voti o, il più classico, tanto rumore per nulla. E’ la sintesi del risultato dei Gilet Gialli francesi e dell’estrema destra italiana alle ultime europee. I primi, come e più dei secondi, hanno riempito le cronache per settimane e mesi ma, nelle urne, hanno raccolto le briciole. E nemmeno tante, mettendo insieme risultati da zerovirgola tanto per usare un vocabolario al passo con quello del vincitore delle Europee Matteo Salvini.

Oltralpe il movimento dei Gilet Gialli aveva infiammato letteralmente il Paese per settimane, arrivando a trovare persino una sponda istituzionale nel nostro vicepremier Luigi Di Maio, ma alla prova elettorale è arrivato diviso ed è stato sostanzialmente ignorato dagli elettori francesi. L’Alliance Jaune, guidata dal cantante francese Francis Lalanne, ha ottenuto lo 0,54% (circa 122.000 voti); mentre ‘Evolution citoyenne’ di Christophe Chalençon, noto alle cronache per aver incontrato il vicepremier Di Maio e Alessandro di Battista, ha ottenuto lo 0,01% ossia circa 2.000 voti.

Al di qua delle Alpi non è andata meglio ai fascisti del terzo millennio. “Mandiamo un segnale forte a Bruxelles – tuonavano prima del voto -. Basta Ue, vogliamo un’Italia libera e sovrana! In tutta Italia potrete votare la lista CasaPound-Destre Unite”. Risultato: Casapound 0.33% e Forza Nuova 0.15%. Meno, messi insieme, anche del partito Animalista forte di uno 0.6%. Risultati che marcano e sottolineano la distanza tra il mondo della comunicazione e quello reale, evidentemente più lontani di quel che crediamo.

Se il risultato delle urne fosse in qualche modo proporzionale allo spazio occupato nell’informazione, sia Gilet Gialli che Casapound avrebbero avuto tutt’altro risultato e Bruxelles l’avrebbero vista davvero, invece di nominarla solo come nemica numero 1. Ma così non è e, nonostante le settimane di manifestazioni e devastazioni francesi e nonostante il picchetto di Casapound pronto in ogni occasione di tensione sociale, i primi come i secondi si sono risvegliati scoprendosi poco più che delle macchiette della politica reale.