Cassazione: affido condiviso non penalizza padri 'assenti'

Pubblicato il 10 maggio 2011 18:59 | Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2011 18:59

ROMA – La legge sull'affido condiviso – introdotta nel 2006 – non penalizza i padri che non hanno mai vissuto sotto lo stesso tetto dei figli naturali e non prevede la perdita della patria potestà per il solo fatto che tra uno dei genitori e il minore non c'è mai stata convivenza. Lo sottolinea la Cassazione in un caso – oggetto di differenti verdetti dei giudici di merito – culminato nella decisione di sbarrare la strada alla richiesta di un marito che voleva adottare la figlia nata da una relazione extraconiugale della moglie. Rispetto al passato, la normativa ''sulla bigenitorialità, – osserva la Suprema Corte nella sentenza 10265 – costituisce una significativa innovazione, che, oltre ad evidenziare l'esigenza della condivisione del ruolo educativo anche nella crisi'', consente ''di considerare l' istituto della potestà genitoriale non più come un esercizio di un diritto-dovere in una posizione di supremazia, bensì di una comune e costante assunzione di responsabilità nell'interesse esclusivo della prole''. Pertanto la ''tesi dell'esercizio della potestà solo nell'ipotesi in cui vi sia stata convivenza, è intrinsecamente contraddittoria''. Il marito aspirante padre adottivo, assistito dai suoi legali, voleva fare leva, per ottenere l'adozione, sulla circostanza che la bimba non aveva mai vissuto con il padre naturale. La signora in questione, infatti, aveva lasciato l' amante quando ancora la gravidanza doveva terminare ed era tornata dal marito che, dopo la nascita della bimba, l'aveva cresciuta come se fosse sua pur sapendo la verità. In primo grado il Tribunale dei minorenni di Roma, nel 2009, aveva dato il via libera all'adozione della bambina, che ormai aveva cinque anni, ritenendola ''corrispondente'' all' interesse della minore. Invece la Corte di Appello di Roma, nel 2010, aveva bloccato la procedura ritenendo rilevante l' opposizione del padre naturale. Secondo i giudici di secondo grado, la normativa del 2006 attribuisce la potestà genitoriale a padre e madre, anche dopo la cessazione della convivenza. E, dunque, questa 'regola' deve valere anche nel caso in cui il padre non abbia mai convissuto con il minore. La Suprema Corte è stata d'accordo.