Guerra dei contenuti e del copyright tra Viacom e Google: un caso pilota anche per l’Italia

Pubblicato il 25 Marzo 2010 9:25 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2010 9:28

Il Colbert Report in onda

Una dura vertenza legale tra il colosso degli editori americani Viacom (proprietario, tra l’altro, di Mtv e Paramount Pictures) e il portale di video sharing YouTube, acquistato nel 2006 da Google può costituire un punto di riferimento mondiale sull’utilizzo dei contenuti sui motori di ricerca e su come possano convivere protezione del diritto d’autore e utilizzo dei motori a fini promozionali da parte degli stessi produttori di contenuti. Questo è tra l’altro uno dei nodi della istruttoria aperta in Italia dall’Antitrust. 

 Il caso giudiziario cominciò nel 2007, quando Viacom chiese a Google un miliardo di dollari di danni per aver pubblicato  su YouTube video che violavano il copyright. La causa è ancora in corso, ma intanto diversi documenti legali sono stati resi pubblici e hanno svelato uno scenario più complesso del previsto in cui complice di Google potrebbe essere la stessa Viacom, che si proclama invece parte lesa.

Se Viacom, infatti, accusa Google di aver chiuso un occhio sui video illegali caricati su YouTube nel tentativo di attrarre più pubblico, Google ribatte che gli stessi manager di Viacom avrebbero in realtà caricato segretamente contenuti sul portale per aumentare la popolarità dei loro programmi, anche dopo che la società aveva presentato la causa per il risarcimento.

 «Viacom ha lasciato clip dei propri show caricati su YouTube da utenti ordinari» ha dichiarato il capo dei legali del sito di video sharing, Zahavah Levine. «Dirigenti come lo stesso presidente di Comedy Central e il capo di Mtv Network – ha sottolineato inoltre Levine – sostenevano “con molta forza” che i clip di programmi come The Daily Show e The Colbert Report dovessero restare su YouTube» a scopo promozionale.

Ma non è tutto, perché Google afferma anche che nel 2006 Viacom manifestò l’intenzione di acquistare YouTube, poi “soffiatogli” dal motore di ricerca per 1,65 miliardi di dollari, sottolineando come i contenuti “protetti” disponibili sul sito fossero comunque un piccola parte.

Viacom, da parte sua, ha invece accusato i dirigenti di Google e di YouTube non solo di essere al corrente dell’upload di video che non rispettavano i diritti d’autore, ma anzi di aver personalmente caricato sul sito clip illegali in alcune occasioni.
«Ci sono infinite comunicazioni interne di YouTube che dimostrano che i fondatori e i suoi dipendenti intendevano approfittare delle violazioni» afferma un comunicato diffuso da Viacom, che,
tra le prove presentate, cita spezzoni di e-mail scambiate nel 2005 tra i fondatori del portale Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim.

In particolare, in una e-mail del 19 luglio 2005, Chen avrebbe scritto a Karim e a Hurley: «Sarà dura difendere il fatto che non siamo responsabili per il materiale protetto da copyright sul sito perché non ce lo abbiamo messo noi, quando uno dei cofondatori sta rubando in modo evidente contenuti da altri siti e sta cercando di fare in modo che tutti lo vedano».
Levine difende i suoi assistiti sostenendo che Viacom avrebbe «interpretato male poche righe di una e-mail» estrapolandole dal contesto e che Chen si sarebbe riferito ai cosiddetti “viral video” e non ai clip “pirata”.

La decisione dei giudici sul caso è particolarmente attesa, anche perché la causa è considerata negli Stati Uniti un test per il Digital Millennium Copyright Act (DMCA), che potrebbe proteggere YouTube dalle accuse.

La legge punisce, infatti, la produzione di contenuti “pirata”, ma al tempo stesso limita la responsabilità dei provider di servizi online per le violazioni compiute dagli utenti.