Coronavirus, il virologo Crisanti: “Ora tamponi a tappeto dove ci sono pochi casi”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 10 Marzo 2020 9:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2020 9:15
Coronavirus, il virologo Crisanti: "Ora tamponi a tappeto dove ci sono pochi casi"

Coronavirus, il virologo Crisanti: “Ora tamponi a tappeto dove ci sono pochi casi” (Foto Ansa)

PADOVA – Ora fare tamponi a tappeto dove ci sono ancora pochi casi di coronavirus. Ne è convinto Andrea Crisanti, docente di virologia e microbiologia all’Università di Padova. In una intervista al quotidiano il Messaggero, il prof Crisanti spiega che quello che è stato fatto non basta e propone anche di allargare la quarantena a tutti i possibili contatti dei positivi.

“Penso a una sorveglianza attiva generalizzata – precisa – seguendo quanto già stato fatto a Vo’. Se al momento Vo’ è l’unico posto in cui si è riusciti ad arrestare o quasi la diffusione del virus, allora potrebbe essere utile prenderlo a modello. Bisogna farlo coraggiosamente e con spirito di responsabilità e sacrificio”.

E quale sarebbe il modello Vo’? “E’ impensabile che un cittadino chiami il numero indicato per segnalare il sospetto di un contagio e che gli venga risposto semplicemente stia a casa – dice Crisanti- Questo non basta. Non bisogna temere di fare tamponi a tutta la popolazione se è necessario”. Quindi, “fare i tamponi laddove è necessario come è stato fatto in Veneto. Se una persona sospetta un contagio bisogna subito eseguire il test a lui e ai suoi contatti. Non solo stretti, cioè non solo le persone con cui vive e lavora. Non basta solo farlo ai vicini di casa o all’intero condominio, ma anche alle case che stanno attorno. Insomma, occorrono tamponi a tappeto”.

A detta dell’esperto questo è non solo “fattibile”, ma “necessario”, almeno “nelle regioni in cui è ancora possibile contenere l’emergenza. Magari non può avere più senso farlo in Lombardia, ma nelle regioni del Sud dove si registrano pochi contagi bisogna farlo prima che la situazione degeneri. In questo modo possiamo concentrare sforzi e risorse laddove ormai il virus sembra incontrollabile”.

Fonte: Il Messaggero