Covid le nuove raccomandazioni contro il virus anche per le varianti: 2 metri di distanza e quarantena anche per chi è vaccinato

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 16 Marzo 2021 17:56 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2021 17:56
Covid nuove raccomandazioni contro il virus

Covid, le nuove raccomandazioni contro il virus: 2 metri di distanza e quarantena anche per chi è vaccinato (foto ANSA)

Ecco le nuove raccomandazioni contro il Covid da Inail, Iss, ministero della Salute e Aifa. Due metri di distanza da chiunque altro mentre si sta senza mascherina, quarantena anche per chi è stato vaccinato se ha avuto un contatto stretto con un caso positivo, vaccino in una sola dose dopo un periodo variabile tra i 3 e i 6 mesi dalla malattia per chi ha già contratto il Covid, a meno che non sia immunodepresso (in quel caso si accorciano i tempi e aumentano le dosi).

Sono questi i punti principali delle ultime raccomandazioni dell’Inail, dell’Iss, del ministero della Salute e dell’Aifa che hanno stilato un documento dal titolo ‘Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione‘.

Distanza fisica almeno di 2 metri mentre si è senza mascherina

A fronte della circolazione di varianti del Covid, per il distanziamento fisico un metro rimane la distanza minima da adottare ma sarebbe opportuno aumentarla “fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo”. Lo evidenzia il nuovo documento ‘Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione’, realizzato da Inail con Iss, Ministero della Salute e Aifa.

A seguito della circolazione di varianti del virus, si sottolinea nel documento, “non è indicato modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani; al contrario, si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”. Relativamente al distanziamento fisico, in particolare, “non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali; tuttavia, si ritiene che un metro rimanga la distanza minima da adottare e che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo”. 

Chi avuto il Covid va vaccinato a 3-6 mesi di distanza

Le persone con pregressa infezione da SARS-CoV-2 confermata da test molecolare, indipendentemente se con Covid sintomatico o meno, “dovrebbero essere vaccinate”. Lo rileva il documento Inail-Iss-Aifa-ministero: “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e entro i 6 mesi dalla stessa”. Fanno eccezione le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che, anche se con pregressa infezione da SARS-CoV-2, “devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi”.

Quarantena anche per i vaccinati

Anche chi è vaccinato contro Sars-CoV-2 dopo un’ esposizione ad alto rischio con un caso Covid, “deve adottare le stesse indicazioni preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione, a prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione”. Il vaccinato considerato ‘contatto stretto’ deve osservare, purché sempre asintomatico, 10 giorni di quarantena dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo al decimo giorno o 14 giorni dall’ultima esposizione.

Per “contatto stretto” si intende l’esposizione ad alto rischio a un caso probabile o confermato; tale condizione è definita, in linea generale, dalle seguenti situazioni: una persona che vive nella stessa casa di un caso Covid-19, una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso Covid-19 (per esempio la stretta di mano), una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti, una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (es.aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso Covid-19 in assenza di Dpi (es. Ffp2, Ffp3, guanti) e dispositivi medici appropriati (es. mascherine chirurgiche), si legge nel rapporto.

“La vaccinazione anti-COVID-19 è efficace nella prevenzione della malattia sintomatica, ma la protezione non raggiunge mai il 100%. Inoltre, non è ancora noto se le persone vaccinate possano comunque acquisire l’infezione da Sars-CoV-2 ed eventualmente trasmetterla ad altri soggetti”, viene specificato. Si sottolinea anche che alcune varianti “possano eludere la risposta immunitaria” data dai vaccini.

“Segnalazioni preliminari suggeriscono una ridotta attività neutralizzante degli anticorpi di campioni biologici ottenuti da soggetti vaccinati con i vaccini a mRNA nei confronti di alcune varianti, come quella Sudafricana, e un livello di efficacia basso del vaccino di AstraZeneca nel prevenire la malattia di grado lieve o moderato nel contesto epidemico sud-africano”.

Vaccino a contatti stretti dopo la quarantena

I contatti stretti di un caso di COVID-19 possono essere vaccinati ma “dovrebbero terminare la quarantena di 10-14 giorni prima di potere essere sottoposti a vaccinazione”. Lo evidenzia il nuovo documento Iss-Inail-Aifa-ministero su prevenzione e controllo in tema varianti e vaccinazione. 

Per alcune malattie (es. morbillo), la vaccinazione è efficace nel prevenire l’infezione se somministrata in tempi rapidi dopo l’esposizione all’agente eziologico. Per COVID-19, attualmente, si spiega nel documento, “non ci sono dati a supporto per l’uso dei vaccini disponibili con finalità di profilassi post-esposizione”.

Essendo il periodo di incubazione per COVID-19 in media di circa 5 giorni, “è poco probabile che il vaccino possa indurre una risposta immunitaria sufficientemente rapida da impedire l’infezione/malattia. Di conseguenza – evidenzia il documento – le persone esposte ad un caso noto di COVID-19, identificate come contatti stretti, non devono recarsi presso i centri vaccinali (anche per non rischiare di esporre a SARS-CoV-2 le persone nei mezzi pubblici, il personale sanitario deputato alle vaccinazioni, le altre persone presenti nel centro vaccinale, ecc.), ma devono terminare la quarantena di 10-14 giorni, secondo quanto previsto dalle normative ministeriali vigenti, prima di potere essere vaccinate”. 

Vaccinati possono reinfettarsi, ma rischi ridotti

Anche i soggetti vaccinati, “seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da SARS-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita”.