Disfunzione erettile: un italiano su tre sceglie terapie “fai da te”

Pubblicato il 24 ottobre 2011 15:16 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 15:16

ROMA – C’e’ chi ricorre a dosi massicce di caffe’, chi consuma cocomeri tutto l’anno e chi e’ alla ricerca disperata del ragno vagante brasiliano: sono le terapie per la disfunzione erettile piu’ di moda. Vengono scelte da un milione di italiani, un terzo di chi ha questo problema. “Rimedi che talvolta possono avere un vago razionale scientifico ma che sono proposti come ‘magici’ e spesso venduti a caro prezzo su internet, confezionati in prodotti di cui e’ difficile rintracciare il reale contenuto – spiega il professor Furio Pirozzi Farina, presidente della Societa’ Italiana di Andrologia (SIA) -.

Gli effetti non solo sono deludenti, ma spesso dannosi. Oggi sono invece disponibili valide e sicure soluzioni farmacologiche, in grado di rispondere anche al bisogno di praticita’ e discrezione, come accade per il nuovo vardenafil orodispersibile, il piu’ recente medicinale per la cura dei disturbi erettili. La riservatezza e’ un aspetto da non sottovalutare – afferma – perche’ e’ proprio l’imbarazzo di rivolgersi allo specialista che spinge il maschio a cercare rimedi ‘alternativi’ come pozioni, filtri e discipline meditative”. Il tema preoccupa gli esperti riuniti a Roma fino al 26 ottobre per l’84mo Congresso nazionale della Societa’ Italiana di Urologia (SIU), il piu’ importante appuntamento annuale che dedica particolare attenzione alle disfunzioni sessuali. “Gli uomini sono disposti a mettere a repentaglio la loro salute pur di non ammettere con nessuno di soffrire di disfunzione erettile – commenta Alberto Salza, antropologo relatore al Congresso -.

Esiste una ‘zona grigia’ che ha a che fare con il comportamento maschile piu’ profondo, un luogo dove il pene non e’ solo un ‘rubinetto da aggiustare’, ma un simbolo, tra corpo e cultura”. “Ecco perche’ abbiamo ritenuto utile aprire un dialogo fra andrologo e antropologo, una ‘finestra’ per curare non per riparare – aggiunge Pirozzi Farina -. Ci sono grandi fraintendimenti nell’approccio a questo disturbo, anche da parte del medico. Ad esempio, essere un uomo o una donna cambia il modo in cui si affrontano le disfunzioni sessuali: il genere del clinico conta molto piu’ che per altre patologie e puo’ falsare l’indicazione terapeutica”. Tra i rimedi farmacologici oggi disponibili sta ottenendo un grande successo il nuovo vardenafil, che piu’ degli altri risponde all’esigenza di discrezione e al bisogno di “dimenticare” che si sta assumendo un medicinale. E’ particolarmente indicato nei casi in cui il disturbo sia di origine psicogena, legato ad esempio a preoccupazioni o ansia che influiscono negativamente sulla salute sessuale della coppia. “La sua praticita’ e semplicita’ d’uso va incontro al desiderio dei maschi di poter disporre di una terapia piu’ pratica”, conclude Pirozzi Farina.