Dopo la Cina, per Google si profilamo problemi anche in Russia

Pubblicato il 29 Marzo 2010 11:03 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2010 11:03

Dopo la Cina, potrebbe essere la Russia il prossimo paese a dare filo da torcere a Google.  A quanto riporta l’agenzia russa RBK Daily, sembrerebbe di sì. Secondo fonti del Cremlino, il governo russo sta per investire 100 milioni di dollari in un nuovo motore di ricerca nazionale capace di soddisfare meglio «gli interessi dello stato» e di «facilitare l’accesso a informazioni sicure».

Il progetto è del tutto fatto in casa, e sembra che il governo abbia già individuato i suoi partner: si va da Rostelecom, il gigante delle telecomunicazioni controllata dallo stato, ad ABBYY, una delle più importanti aziende di software del paese, ad Ashamnov and Partners, azienda di internet consulting con a capo Igor Ashmanov, uno dei pionieri del web in Russia.

 L’idea del motore di ricerca nazionale apparterebbe al “cardinale grigio” Vladislav Surkov, il primo consigliere dell’amministrazione Medvedev e promotore del recente progetto della “Silicon Valley” russa, ma anche autore della controversa teoria della “democrazia sovrana” e uno dei più forti sostenitori del movimento giovanile “Nashi”, che difende l’operato del governo dagli attacchi dell’opposizione.

A questo punto, quali potrebbero essere le prossime mosse di Google? D’altra parte, questo nuovo motore di ricerca nazionale sarebbe soltanto un concorrente. E’ vero, secondo le stime di LiveInternet Google copre il 21,9% del traffico dei motori di ricerca russi, preceduto da Yandex, che controlla il 62,8%.

Ma, a differenza di Yandex, Google sta crescendo al ritmo del 6% l’anno e la Russia si sta confermando uno dei mercati più interessanti per la società di Mountain View. Yandex, da parte sua, dal 2009 è controllato da Sberbanck, una delle banche statali, quindi dal governo di Mosca. Ora, se sarà inaugurato un altro motore di ricerca statale gli spazi per Google si restringeranno, non soltanto in termini di business, ma molto probabilmente anche in quelli di libertà. E chissà che a breve il gigante di internet non scopra che Mosca e Pechino sono più vicine di quanto previsto.