Esodo: psicologo del traffico, ecco come sopravvivere al “bollino nero”

Rispetto per le regole, per la propria vita e per quella degli altri. Il tutto condito da una buona dose di umiltà, calma e sangue freddo. Sull’autostrada delle vacanze, ‘chi va piano va sano e lontano’. Si possono riassumere con il vecchio proverbio dei nonni le tecniche di sopravvivenza contro lo stress da ‘bollino nero’, dettate dall’esperto di psicologia del traffico Giovan Battista Tiengo, membro della segreteria nazionale Aupi (Associazione unitaria psicologi italiani), della Consulta nazionale per la sicurezza stradale e della task force europea psicologi del traffico dell’Efpa (European Federation of Psychologists’ Associations). Con buona pace dei luoghi comuni che additano donne e anziani come il pericolo numero uno al volante, Tiengo assicura che essere un buon guidatore, durante i giorni più critici dell’esodo estivo come pure per tutto il resto dell’anno, “non è affatto una questione d’età nè di genere, maschile o femminile”.

I rischi maggiori per chi in queste ore sta ‘schiacciando la tavoletta’ verso le località di villeggiatura non sono rappresentati da particolari tipologie di piloti, spiega lo specialista, bensì da atteggiamenti sbagliati e da un rapporto ‘malato’ con la propria automobile. Uno dei sentimenti da tenere più sotto controllo, dice Tiengo, “è l’allentamento della tensione tipica di chi si sente già in vacanza, felice ed eccitato come un bambino”. Una gioia incontrollabile che si può tradurre in “un’euforia che non lascia spazio alla razionalità”. Un altro nemico da combattere, poi, è “quel senso di onnipotenza che rende chi è al voltante troppo sicuro di sè”, cieco di fronte al pericolo.

Per superare indenni questi giorni di bollini rossi o neri, continua lo psicologo del traffico, “non si devono inventare cose nuove. Basta ricorrere alle proprie risorse, facendo emergere il miglior guidatore che c’è in noi. Anche se si è dei bravi autisti, però, non bisogna farsi prendere da un eccesso di sicurezza nelle proprie virtù di pilota, perchè sulla strada si è almeno in due”: noi e l’automobilista con cui rischiamo di scontrarci. A tal proposito, Tiengo raccomanda di non cedere all’irresistibile tentazione di “dare sempre la colpa agli altri: la responsabilità è comune” sempre. E anche al volante, come nella vita, “la colpa sta nel mezzo”.

E’ vero che l’automobile, nuova armatura per moderni cavalieri armati di leva del cambio invece che di spada, “tende ad allargare la consapevolezza di sè e il proprio senso di sicurezza – ammette l’esperto – Ma se io ho stima di me stesso nella vita di tutti i giorni, non ho certo bisogno di salire su una macchina per prolungare il mio io” e predominare sugli altri. Da qui l’ultimo consiglio al popolo dell’esodo: “Avere una giusta dose di autostima. Pensare cioè che si conta qualcosa indipendentemente dai cavalli che si frustano nel motore”, insegna lo psicologo del traffico. Un monito dedicato specialmente ai giovani e alle donne: “Statisticamente le femmine fanno meno incidenti dei maschi – assicura Tiengo – Ma ultimamente questo primato in positivo si sta assottigliando, perchè le donne tendono a copiare i vizi degli uomini, invece delle loro virtù”. Insidie dell’emancipazione, da spedire in vacanza lontano da noi.

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