Fabio Mini, ex generale in Kosovo: “La Croazia non ha standard europei”

Pubblicato il 15 Settembre 2009 11:34 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2009 23:09
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L'ex generale nato Fabio Mini

Il generale Fabio Mini, ex comandante della forza multinazionale Nato Kfor in Kosovo è diventato un saggista dopo aver lasciato il servizio attivo. Al quotidiano “Il Piccolo” ha rilasciato un’intervista in cui assicura che «nessuno nei Balcani ha gli standard richiesti dall’Unione europea». L’intervista nasce dopo l’imminente ripresa dei negoziati tra la Ue e la Croazia.

«Di primo acchito faccio i complimenti agli attori diplomatici che hanno reso possibile l’accordo sul metodo per risolvere la disputa confinaria tra Slovenia e Croazia, sbloccando il processo di adesione di questo secondo Paese all’Unione europea ma resto scettico. I passi formali devono essere seguiti da quelli sostanziali, che in genere non arrivano mai. E poi le popolazioni, oltre ai parlamenti, non dimenticano rivalità o attriti in forza a qualche firma su un protocollo».

«L’accordo costituisce un nuovo impegno per l’Ue e la sua Commisisone, senza garanzie di un’effettiva implementazione. Riguardo una Croazia nell’Ue, ciò si aggiunge alla lunga scia di errori che hanno segnato l’ammissione di Paesi non in accordo tra loro nell’Ue e nella Nato, come nel caso di Grecia e Turchia. Ciò nel lungo periodo indebolirà queste due organizzazioni».

L’ex generale spiega che la tattica di implementazione «era plausibile quando l’Unione europea aveva bisogno di nuovi Stati membri, non ora che siamo già in 28. A questo punto bisogna concentrarsi sugli standard. Ritengo che nei Balcani, almeno per quanto riguarda la Nato, nessuno dei nuovi aderenti o dei papabili abbia raggiunto un livello adeguato per l’ammissione. E per quanto concerne l’Unione, troppo spesso l’ammissione è stata solo la soluzione per bypassare problemi radicati nei rapporti tra alcune nazioni poi entratevi».

Per quanto riguarda i Balcani, Mini spiega che nell’area «non c’è nulla di bilaterale. Ogni mossa si ripercuote su tutto lo schacchiere ma è ancora presto per azzardare pronostici. Certo è che se i problemi pratici restano, pur mascherati da accordi formali, il rischio di tensioni esiste. Non si dovrebbero mai consegnare assegni in bianco».