Fini, terrorizzato dalle elezioni, dopo avere tenuto il sacco a Berlusconi fino a ieri, con che faccia parla di “coscienza a posto”

Pubblicato il 28 Novembre 2010 8:38 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2010 8:38

Gianfranco Fini assurto a bussola della sinistra giornalistica rappresenta, anche fisicamente il suo errore di prospettiva. L’odio per Silvio Berlusconi, evoluto in una forma assoluta e categorica, fa perde e di vista le origini culturali e politiche del personaggio e anche la sua inconsistenza culturale.

Per dirla con Ludovico Ariosto, l’amore (e per converso l’odio) rende invisibile chi risulta invece evidente a tutti e lo stesso sentimento fa vedere quello che nessuno vede e che non c’è.

Fisicamente, il volto di Fini, per le troppe sigarette, per lo stress da scandalo, per la fatica di un lavoro inusuale, si appaia a quello di Berlusconi, sfatto, smottato, grigiastro, senza nemmeno il soccorso del cerone; solo gli occhi, persi e acquosi quelli di Fini, demoniaci quelli di Berlusconi, sono indice del differente temperamento dei due.

Da un punto di vista umano Fini incarna l’ingratitudine, ma si sa che la politica non conosce pietà e la vittima di quella ingratitudine certo l’ha meritata tutta con la sua arrogante e spietata azione di esproprio del partito ex An e di emarginazione del personaggio.

Visto in una prospettiva politica invece Fini ha al suo attivo l’aver colto senza esitazione la barca del Caronte – Berlusconi che lo ha traghettato fuori dall’angolo melmoso in cui l’arco costituzionale aveva isolato i post fascisti alla cui guida lo aveva posto Giorgio Almirante (e la scelta dei propri delfini da parte dei grandi deve sempre inquietare).
Dopo pero’ non ha mai avuto il coraggio o la voglia o la capacita’ di attenzione per prendere una posizione critica rispetto agli strafalcioni di comportamento, di gestione, di amministrazione della cosa pubblica infilati da Berlusconi ell’arco di ben 15 anni.

Mai un dubbio. Poi tutto si e’ scatenato quel giorno in diretta tv, a una riunione importante del Pdl, con quella pubblica rissa con l’indice agitato e la faccia paonazza.
Sulle prime la cosa piacque ai più e lasciò perplessi alcuni, ma vista in prospettiva quella sceneggiata altro non era che una edizione di una delle tante risse verbali con cui le tv di Berlusconi elettrizzano i pomeriggi di milioni di pensionati.

O, per chi non guarda la tv, altro non era che una conferma dll’infimo livello al quale si trova l’Italia, dopo venti e anche quaranta anni di demolizione di ogni schema e codice comportamentale.
Chi non guarda la tv ma legge il sempre informatissimo (e aggiornatissimo on line) Novella 2000 non può non essere stato colpito da una coincidenza temporale tra le recenti vicende familiari e sentimentali di Fini e la scoperta dell’anima demoniaca di Berlusconi.

C’è, nelle sue parole e nei suoi atteggiamenti, un odio talmente divorante che certo si spiega con gli innumerevoli precedenti di chi ha ripagato così il bene avuto. Ma le date fanno pensare a un fatto scatenante di natura femminile.

Quale sia l’origine alla fine poco importa se si arriva a un sincero pentimento, a un percorso di redenzione.

La redenzione può essere esaltante, commovente, esemplare, ma di solito il pentimento porta alla cella di un convento, non al podio di un tribuno.

Questo rende poco credibile qualunque cosa dica o faccia Fini e la sinistra giornalistica dovrebbe muoversi con molta prudenza non solo nel considerare il camerata Gianfranco come una ala tornante della sinistra politica, ma anche solo come utile idiota.

Nell’errore e’ già caduto Berlusconi, bolscevico nei metodi e nelle aspirazioni totalitarie, e la sta pagando assai cara.

Non a caso i capi della sinistra politica, che teoria e pratica dell’utile idiota applicarono a lungo, conoscendone limiti e rischi ci vanno molto prudenti.

La sovversione di Fini ha portato il paese sull’orlo del caos, in un momento oggettivamente difficile per i problemi di finanza in cui ci troviamo. Ha portato l’Italia vicino a una guerra dei Roses che nessuno veramente vuole se non proprio il vecchio (per fortuna mancato) tiranno asserragliato nelle cupe stanze di palazzo Grazioli e disposto a tutto pur di evitare la pubblica umiliazione di un arresto o anche solo di un processo.
Berlusconi gioca con insistenza la minaccia delle elezioni anticipate, pur consapevole che la gente non capirebbe.

Tutti gli altri sanno bene che le elezioni anticipate sarebbero estremamente rischiose e dagli esiti incerti tranne che per Umberto Bossi e la sua Lega.

Fini a sua volta è ovviamente consapevole dei rischi, ma sa anche che una ripetizione eccessiva di marce indietro, lo metterebbe in seria difficoltà e allora si dimena e sguscia come può. Leggiamo queste parole, datate sabato 27 novembre.

Parlando ai suoi fedeli dei circoli di Generazione Italia e Futuro e libertà di Lecce, Fini ha detto: ”L’Italia non ha bisogno di un’ennesima campagna elettorale”, poi, adelante Pedro, ma con juicio, ha rettificato: “Ma è chiaro che se dovessimo arrivarci non ci spaventiamo e non ci tiriamo indietro”.

Poi il dribbling: ”Vedremo cosa succederà fino al 13, se Berlusconi vuole veramente cambiare, ma nessuno pensi di intimidirci perché se non c’è la maggioranza e si va al voto, ma bisogna vedere se davvero si va al voto, non ci tireremo indietro”.

E poi, senza vergogna: “Perché abbiamo la coscienza a posto e la schiena dritta”. Ma con che faccia, dopo 15 anni  di complicità con Berlusconi, ci viene a dire cose simili. E con che stomaco i suoi fedelissimi le hanno ascoltate. Diamogli una via d’uscita. Schiena dritta, al nord, ce l’ha chi ha poca voglia di lavorare. Forse Fini avrà voluto solo confermare  le voci diffuse dai suoi avversari su una sua presunta scarsa propensione alla fatica, che non sia quella delle immersioni sottomarine, che sarebbe dimostrata da una sua scarsa presenza nell’aula della Camera da lui presieduta.