Genocidio: il nuovo libro di Goldhagen ripensa la Shoah e propone una forza internazionale anti-genocidi

Pubblicato il 1 Novembre 2010 17:58 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2010 18:27

Il Corriere della Sera recensisce il nuovo libro di Daniel Goldhagen, “Peggio della guerra. Lo sterminio di massa nella storia dell’Umanità”. Lo storico americano ha già dato alla luce importanti studi sull’Olocausto. Nel 1997 uscì “I volenterosi carnefici di Hitler”, un libro che suscitò vive polemiche perché descrisse un popolo tedesco complice attivo del progetto di sterminio, e non semplice burattino nelle mani di un pazzo criminale.

Il nuovo saggio “Peggio della Guerra” riunisce due doti che raramente si trovano congiunte in un libro scientifico: il rigore metodologico e l’empatia morale con i soggetti della storia. Goldhagen conosce lo sterminio, perché questo è iscritto nel suo dna famigliare: il padre Eric scampò infatti per miracolo al ghetto ebraico di Czernowitz.

Le conclusioni del libro stupiranno molti studiosi della Shoah. Contrariamente a quanto sostenuto dalla storiografia ufficiale, l’Olocausto – sostiene Goldhagen – non ha avuto meccanismi differenti da quelli degli altri genocidi della storia. Senz’altro, la tecnologia adoperata dai nazisti per sterminare gli ebrei era «inedita» ma l’«eliminazione etnica» è una costante buia della storia dell’uomo, « una deliberata strategia politica per concentrare e conservare il potere nei regimi non democratici, eliminando milioni di persone».

Il libro affronta la tesi famosa sostenuta da Hanna Arendt nel libro “La banalità del male”, secondo la quale i crimini perpetrati da Eichmann e dal popolo tedesco nel suo complesso derivavano, non da malvagità interiore, bensì da una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.

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Goldhagen mostra che dietro i genocidi si cela la convinzione che il diverso, il perseguitato, non abbia una dignità umana, a volte nemmeno un’anima, e che meriti per questo di essere eliminato. L’eliminazionismo è una strategia messa in opera molte volte nella storia dell’uomo. I suoi strumenti spaziano dalla fame alle privazioni, dalle conversioni forzate alla sterilizzazione, dall’incarceramento allo stupro.

Lo studioso non si limita all’analisi del fenomeno eliminazionista, ma propone anche delle soluzioni, a prima vista radicali per prevenire e sradicare il flagello dei genocidi: abolizione delle Nazioni Unite, («proteggono i criminali di massa»), introduzione della pena di morte da parte della Corte Penale Internazionale, creazione di una forza rapida d’intervento per fermare i massacri sul nascere. «Se la Nato avesse bombardato la Serbia nel ’92 invece che nel ’95 – spiega – avremmo salvato 100 mila vite bosniache».