Gheddafi a Roma/ I commenti della stampa estera alla visita in Italia del leader libico

Pubblicato il 11 Giugno 2009 11:13 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2009 11:21

La visita di Gheddafi a Roma ha stimolato l’interesse anche della stampa estera. Il New York Times riprende la protesta dell’opposizione per l’incontro con i senatori italiani, che ha costretto «a spostare il meeting in un palazzo adiacente al Senato». Occhi puntati anche sulla contestazione in programma all’Università “La Sapienza”, dove oggi si terrà un incontro con gli studenti e sulle lamentele della comunità ebraica, che ricorda gli «espulsi dalla Libia nel 1967».

Per quanto riguarda la distensione dei rapporti tra i due Stati, il quotidiano newyorkese parla di «interessi concreti», visto che «la crisi finanziaria ha portato alcune compagnie come la banca Unicredit e l’Eni a contare sugli investimenti libici». Inoltre, «in cambio dei 5 milioni che l’Italia verserà» come risarcimento per la dominazione passata, «la Libia fornirà petrolio e agevolerà negli appalti le compagnie italiane che operano sul proprio territorio».

Il Guardian ironizza invece sui recenti scandali che hanno visto protagonista il premier italiano, spiegando che la foto esibita da Gheddafi sull’uniforme «non mostrava nè giovani donne svestite nella piscina di Berlusconi nè l’ex primo ministro ceco nudo». Il giornale inglese parla del comune interesse dei due leader per il genere femminile, «visto che uno si proclama “emancipatore delle donne”» mentre l’altro «ama essere chiamato “papi”» dalle ragazze».

Il sito francofono Jeune Afrique.com – versione web dell’omonimo settimanale – titola: “Colonizzazione: Libia e Italia fanno la pace. Tra le altre cose, Jeune Afrique.com riporta le polemiche sollevate dalla possibilità di un intervento di Gheddafi al Senato (ovvero, quello che prevedeva il programma originale, prima del dirottamento in extremis su Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani).

In particolare, Jeune Afrique cita Stefano Pedica, senatore del partito democratico, e Benedetto Della Vedova, azzurro spesso fuori dal coro.

«La decisione di fare parlare un premio Nobel del terrorismo quando un premio Nobel per la pace come il dalai lama non ha potuto esprimersi – ha detto Pedica – è stata presa malgrado le proteste non solo dell’opposizione, ma anche di numerosi senatori del centro-destra».

«Il discorso del presidente libico non mi sembra opportuno, né giustificato», rincara Della Vedova.

Il settimanale ricorda anche l’accordo stretto tra Italia e Libia nell’agosto 2008, a cui hanno fatto seguito le scuse solenni del premier Berlusconi al capo di Stato e al popolo libico, vittima del colonialismo italiano, e – soprattutto – il pagamento di un “risarcimento per danni” pari a circa cinque miliardi di dollari.

Secondo il quotidiano spagnolo El Paìs, “Berlusconi e Gheddafi scambiano soldi con immigrati irregolari”. Questo il titolo di un lungo articolo che si sofferma su un paio aspetti della visita del capo di Stato libico in Italia.

Numero uno, l’accordo di cooperazione bilaterale economica e in materia di migrazioni che i due leader firmeranno in occasione di questa prima visita di Gheddafi a Roma.

Dopo avere accennato en passant alle dure proteste dell’opposizione contro la possibilità di un discorso del “Leader”a palazzo Madama , El Paìs prosegue descrivendo la fotografia che Gheddafi ha portato appiccicata sul petto – l’eroe nazionale Mukhtar, assassinato dai fascisti italiani – e ricordando l’accordo, le scuse e il risarcimento di agosto.

«Fonti ufficiali – aggiunge il giornale spagnolo – rivelano che l’Italia porterà risorse umane e tecnologia alla Libia, così da costruire un sistema di radar per vigilare sul deserto», ovvero la frontiera debole da cui passa la maggior parte dei clandestini.

Ma il patto ha un elemento critico: l’uso di pattuglie marine congiunte italo-libiche. «La ong Human Rights Watch ha fatto presente che le flotte congiunte che già battano le acque libiche e internazionali in un mese hanno rispedito indietro circa 500 immigrati», senza nessun tipo di controllo e «hanno presentato testimonianze scritte di torture perpetrate nei centri di permanenza libica».