Giulia poteva essere ognuno di noi

Pubblicato il 28 luglio 2010 10:03 | Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2010 10:03

Duisburg, la paura di una madre e l’impossibilità di proteggere un figlio

Anche se pare che la responsabilità della tragedia di Duisburg sia soprattutto della polizia e degli organizzatori, le madri, tutte le madri, hanno pensato una cosa sola, la stessa della madre di Giulia: «Non doveva andare».
Alle madri è concesso tutto, e alle madri dei ragazzi morti vanno i nostri pensieri, ma che senso ha per gli altri fare la morale ai ragazzi che si mettono in viaggio per ammassarsi in discoteche, rave, raduni come la Love Parade? Ci siamo passati tutti. Sopravvivere all’adolescenza e alla prima giovinezza è un miracolo. E non solo per i ragazzotti occidentali apparentemente rintronati dai decibel, dalla musica techno e magari anche dall’alcol e dalle pasticche. I giovanissimi masai devono passare la notte soli nella giungla, e – fino a poco tempo fa – ammazzare un leone col coltello, per diventare uomini. I giovani romantici dovevano sopravvivere a sbronze colossali di vodka e a stupidissimi duelli all’ultimo sangue. Ogni epoca ha le sue iniziazioni e i suoi eccessi, che – quando diventiamo grandi – ci appaiono stupidi e privi di senso, ma, quando siamo giovani, esercitano un richiamo irresistibile. I ragazzoni pelati e sovrappeso, probabilmente forti bevitori di birra – e forse nemmeno giovanissimi – che vediamo su YouTube sfrenarsi al ritmo della techno suonata dai dj di Duisburg, appaiono meno affascinanti di un giovane masai che lotta nella giungla, ma sono mossi da pulsioni simili.
Il dolore per i familiari dei giovani morti alla Love Parade tedesca è tanto più grande quanto più ci è chiaro che la stessa tragedia sarebbe potuta capitare, e potrebbe capitare, a ognuno di noi.
Come si può proteggere un ragazzo dagli eccessi della giovinezza? Dall’incoscienza, dal senso di onnipotenza, dalla spericolatezza? È un’impresa impossibile. Pur incontrando tanti giovani posati, che a un rave non metterebbero mai piede, come si può pensare che una diciottenne o un ventenne prima o poi non si trovino in una situazione pericolosa? In macchina con qualcuno che ha bevuto troppo, fuori tardi la notte con chissà chi, su una moto troppo veloce, in motorino col casco slacciato, a un concerto o in uno stadio dove cade una transenna, dove circola la pasticca sbagliata, dove la folla impazzisce e ti travolge? E tra le centinaia di migliaia di ragazzi che erano alla Love Parade, chissà quanti saranno stati prudenti, moderati, attenti, ragazzi curiosi di una situazione di festa, dell’incontro con altri giovani di ogni Paese? Tanti, probabilmente. Eppure, diciannove di loro, tra i quali Giulia, sono morti schiacciati, calpestati dalla folla. Ora si indagherà per capire di chi è stata la colpa, ma le madri continueranno a pensare: «Non doveva andare».
I ragazzi vivono di emozioni, hanno bisogno di emozioni per crescere. Sarebbe bello per tutti emozionarsi solo con l’arte, l’amore, la natura, lo sport, ma da giovani si cercano le emozioni ovunque, anche all’inferno.
 


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