Giulio Napolitano il debole di Giorgio? Michele Adinolfi: “Smentisco”. Renzi mi ha detto “Stai sereno”

Pubblicato il 12 luglio 2015 10:41 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2015 11:13
Giulio Napolitano punto debole di Giorgio? Michele Adinolfi: "Smentisco categoricamente" di averlo detto

Michele Adinolfi, vice comandante generale della Guardia di Finanza: mai detto nulla contro Giorgio Napoliutano o suo figlio Giulio: “Smentisco categoricamente”

ROMA – “Il presidente Giorgio Napolitano sotto ricatto a causa del figlio Giulio? Mai detto. E le rivelazioni politiche di Renzi sull’imminente ‘rimpastone’, erano cose che leggevamo sui giornali”. Smentisce e minimizza, in una intervista al Corriere della Sera, il generale Michele Adinolfi, vice comandante generale della Guardia di Finanza, dopo che il Fatto ha pubblicato alcune intercettazioni fatte dal pm di Napoli quando lo stesso Adinolfi era sospettato di fuga di notizie (accusa poi archiviata) e altre provenienti dall’inchiesta sulla coop Concordia.

Afferma Adinolfi:

“Io sono uscito sempre pulito e non comprendo questa violenza nell’attacco” non di chi ha pubblicato quelle carte, ma “di chi le ha fatte uscire”.

La sua vita sembra avere preso una piega eccellente, ma forse al gen. Adinolfi non basta il posto di maggiore potere nella Guardia di Finanza, quello di comandante in seconda, forse voleva il lustro del numero uno e allora in una intervista a Repubblica si lascia andare a uno sfogo non proprio da generale in capo:

 “L’inchiesta P4 ha segnato la fine della mia carriera. È stato un dramma in cui sono rimasto stritolato da una guerra più grande di me e da cui sono uscito a testa alta. La storia di questi giorni, se non fosse per la sovraesposizione mediatica, è banale”.

Negli articoli del Fatto si riporta una telefonata fra Adinolfi e Matteo Renzi, alla vigilia del suo insediamento a palazzo Chigi, in cui Renzi definisce il predecessore Enrico Letta “non cattivo, proprio incapace” e l’intercettazione di una telefonata fra due personaggi in cui uno di essi afferma di avere saputo da Adinolfi della ricattabilità di Giorgio Napolitano a causa del figlio Giulio.

Difficile smentire la prima intercettazione mentre di quello che un soggetto terzo dice di avere saputo da un altro non esiste certezza e ciascuno di noi può essere vittima di montature. C’è poi una terza intercettazione in cui è coinvolto Adinolfi, la cena alla Taverna Flavia di Roma dove se ne dicono sui Napolitano, ma Adinolfi si limita a dire che Giulio Napolitano ha le chiavi del cuore del padre.

Nella intervista al Corriere della Sera il generale Michele Adinolfi, a proposito della frase sulla presunta ricattabilità dell’ex presidente della Repubblica da parte di Gianni De Gennaro e di Gianni Letta che avrebbe portato alla nomina di Saverio Capolupo a comandante generale della Guardia di Finanza, ha detto, :

“Smentisco categoricamente”,

Sulla telefonata con Matteo Renzi, la spiegazione è che

“è lui che parla. Io ne prendo atto. Non erano segreti. Erano cose che si leggevano sui giornali. Col senno di poi si danno interpretazioni diverse, io poi non me ne intendo tanto”.

Nell’intervista a Carlo Bonini di Repubblica, messa in rete dall’Ansa, il generale Michele Adinolfi commenta le intercettazioni pubblicate dal Fatto:

“Vorrei ascoltare l’audio di quella intercettazione. Perché sono convinto che quelle frasi, che sicuramente saranno state pronunciate, non siano mie. Io non conosco Giulio Napolitano e non avrei mai potuto permettermi di dire nulla del mio Presidente. Ho conosciuto Renzi e Lotti quando sono arrivato a Firenze nel 2011 come Comandante interregionale Toscana, Emilia, Marche. Erano i miei interlocutori istituzionali. E siamo diventati amici. Io sono un milanista malato come Lotti, di cui ho conosciuto la moglie e i genitori. E Renzi ci prendeva in giro dicendo che lui con noi non parlava di ‘calcio minore’. Renzi e Lotti erano il mio sindaco e il mio capo di gabinetto a Palazzo Vecchio. Non dovevo avere rapporti? Con chi avrei dovuto discutere per trovare spazi per una caserma della Finanza? È colpa mia se, nel 2014, il mio sindaco è diventato Presidente del Consiglio?”.

“Io rispondo dei miei atti. Non delle mie amicizie, perché respingo il teorema che sarebbero indizio o prova di coperture. Se qualcuno è in grado di dimostrare che io sia venuto meno ai miei doveri di ufficio nei confronti dei politici con cui nel tempo ho avuto necessariamente rapporti, sono pronto a pagare duramente. Cosa avrei ottenuto da Renzi? O cosa avrebbero ottenuto Renzi e Lotti da me? A Firenze, per dirne una, non ho mai seguito né voluto sapere alcunché dell’inchiesta sulla casa di Marco Carrai abitata da Renzi. E, lo giuro sui miei figli, né Renzi né Lotti mi hanno mai parlato di Carrai. Quando poi, nel gennaio del 2014, mi lamentavo della proroga con sette mesi di anticipo di Capolupo a omandante generale, esprimendo una sorpresa che non era solo mia, per una decisione senza precedenti, non avevo nulla da chiedere. Rosicavo e basta”. 

Carlo Bonini chiede a Adinolfi se ha sentito Renzi. Risposta

“Mi ha detto di stare sereno”.
Spontanea replica di Bonini; L’ultimo cui ha detto di stare sereno era Enrico Letta. Adinolfi non accetta il parallelo:
“Ma io lo sono davvero”.