“I giornali non moriranno”. Parola di Paul Steiger e Marco Benedetto nel salotto di Myrta Merlino

C’era una volta  la crisi dell’editoria sulla quale si è abbattuta poi la crisi economica e finanziaria. Secondo i calcoli di Philip Meyer, studioso dell’editoria americana, l’ultima sgualcita copia su carta del “New York Times” sarà venduta nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da una ventina d’anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non addirittura ottimistica.  Almeno secondo alcuni. In Italia le voci più negative riguardano la caduta degli introiti pubblicitari e il calo delle vendite. Sono numerosi gli indicatori della crisi dell’editoria, «tra le più acute della sua lunga storia», sostiene il presidente della Fieg Carlo Malinconico.

Marco Benedetto ospite di Economix

Non così catastrofista è Marco Benedetto, al timone del Gruppo editoriale L’Espresso per oltre un quarto di secolo (record per una società quotata) e oggi a capo di Blitz Quotidiano, che durante un intervento alla trasmissione di Rai Educational, Economix, ha sottolineato le differenze strutturali fra il mercato italiano e quello americano e ha individuato «un cambiamento in atto, che da noi arriva sempre in ritardo rispetto all’America, e che riguarda il modo di fruire le notizie».

La stampa è in crisi ma non lo è l’informazione. Anzi, il bisogno di conoscere quello che accade nel mondo è un dato in crescita. «Io non sarei così tragico, anche se sicuramente ci saranno dei cambiamenti e delle chiusure, ciò che conta è chi legge i giornali» dice Benedetto.

Dello stesso parere è un altro guru dell’informazione, Paul Steiger, in collegamento da New York nell’ambito della stessa trasmissione che, dopo essere stato a capo del Wall Street Journal per sedici anni, si è lanciato nella creazione di “Propublica”, un sito internet di giornalismo investigativo che, per la prima volta nella storia dell’informazione online, ha vinto il premio Pulitzer.

Paul Steiger in collegamento da New York

Ancora presto, insomma, per affiggere il necrologio della carta stampata. «Non è importante come viene trasmessa la notizia, se in modo cartaceo o per via elettronica, l’importante è che le notizie vengano trasmesse» chiosa Steiger.

Eppure molti individuano in internet e nella cosiddetta “migrazione dei lettori”  uno dei principali fattori che contribuiscono al futuro nero dei giornali, almeno negli Usa. Il numero di americani che consultano regolarmente le informazioni su Internet sta salendo in modo esponenziale. Il tempo a disposizione della gente è diminuito e ognuno ha ormai la possibilità di essere informato quando vuole, dove vuole e senza neanche dover uscire per andare in edicola.  Ma c’è chi crede che la morte della carta stampata non significhi necessariamente vittoria del mondo digitale. Questo il parere espresso qualche giorno fa dal presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Occorre sconfiggere la vulgata secondo cui la carta stampata è il passato dell’informazione. Senza la carta stampata sarebbe ‘poca cosa’ anche l’informazione che viaggia sulla rete».

Myrta Merlino, Paul Steiger, Marco Benedetto

Oltre alla rassegna stampa e quindi alle fotocopie, in Italia, il nemico numero uno dei giornali, per Marco Benedetto, è stato la televisione. Ironia della sorte: a un anno di distanza dalle riprese negli studi del Nomentano,  “Propublica” e “Blitzquotidiano” godono di ottima salute (il primo con grandi riconoscimenti e il secondo con 40 mila visite al giorno) . Il New York Times continua a stampare le sue copie, ma il programma televisivo Economix non esiste più. La giornalista Myrta Merlino ha infatti lasciato la Rai per La 7, dando vita a “Effetto Domino” e seppellendo il contenitore tv che tanto si interrogava sulla fine degli altri organi di stampa.

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