I pirati della Somalia/ Origini e presente: storie di violenze e soprusi, subiti e fatti, e di soldi riciclati a Dubai

Pubblicato il 21 Aprile 2009 11:58 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2009 18:12

pirati_visti_da_elicotteroI giornali e i siti d’informazione del mondo, in particolare quelli americani e inglesi, continuano a seguire le storie dei pirati della Somalia, che tengono tuttora in ostaggio decine di navi e centinaia di uomini, nei villaggi sulla costa o nei boschi dell’interno della Somalia, oggi al mondo il paese dove la legge vale di meno.

Il denaro dei riscatti pagati ai pirati somali viene riciclato dalle organizzazioni criminali a Dubai e in altri stati del Golfo. Secondo un’inchiesta promossa dall’industria della navigazione, solo lo scorso anno sono stati pagati 80 milioni di dollari.

Tra le navi catturate c’è un rimorchiatore italiano, il “Buccaneer”, di un armatore di Ravenna, con tutti il suo equipaggio, dieci italiani e cinque romeni, in mano ai pirati dalla viigilia di Pasqua. Di loro non si sa nulla, se non un generico “stanno bene” e la recente accusa che scaricavano liquidi inquinanti in mare. Notizie dalla Somalia parlano di trattative per un riscatto, l’armatore smentisce.

In questi ultimi giorni altre navi sono state liberate, dietro pagamento di riscatto, commisurato con il valore della nave e del carico e anche un po’ col “valore” dell’equipaggio, secondo il paese di nascita.

Sequestri e assalti si ripetono ogni giorno, alcuni con esito positivo per i pirati, altri per le navi abbordate. Qualche operazione militare ha successo, come quella della marina canadese che in piena notte, grazie agli infrarossi, ha catturato una barca e i suoi occupanti.

Ci sono anche delicati problemi di diritto internazionale: la Nato, che pattuglia i mari, ha i poteri per arrestare i pirati? Un paio di questi, catturati dalla marina tedesca, hanno fatto causa alla Germania, dicendo che non poteva arrestarli.E quale è il tribunale che può gudicarli?

Gli americani fanno valere la legge del più forte. Il pirata catturato durante la liberazione di Richard Phillips, il comandante del Maersk Alabama liberato da un blitz delle forze speciali, è ora in viaggio per gli Stati Uniti, dove intendono processarlo. E intanto il segretario di Stato americano Hillary Clinton, non nasconde la sua irritazione per la prova di debolezza che stanno dando la Nato e gli europei (Francia esclusa).

Giornalisti americani intanto si sono messi in contatto con africani, pirati e loro vittime, raccontando la storia del perché tutto è cominciato (difesa dei diritti dei pescatori somali, sopraffatti dalla prepotenza dei grandi pescherecci occidentali o giapponesi) e come è degenerato: prepotenza, corruzione. Commuove la storia di un ragazzo, già fidanzato con la bella del villaggio, che se l’è vista soffiare da un pirata, che l’ha comprata con 50 mila dollari. I genitori  di lei hanno aperto un’azienda, legale, di trasporti.