Il Papa in vendita

Papa Joseph Ratzinger Anello Oro

 Ci fu un giorno nel quale un tale di nome Gesù prese a randellate i banchetti dei mercanti di fronte al Tempio. Oggi distruggerebbe il Parlamento e lo ricostruirebbe in tre giorni. Se questo ritorno del Messia non è una sbruffonata, allora lo aspetto con ansia.

  Il tale in questione radunava folle oceaniche e non si curava di allestire nessun palco, né di assoldare un service, né tantomeno di pagare rockstar. Nessuno vendeva lattine di cocacola o bottigliette d’acqua a prezzi da rapina. Casomai, bastava dare una moltiplicatina a pani e pesci e il buffet era servito. Nessuno pagava il biglietto, nessuno pagava il conto. Nessuno scontrino, nessuno spreco di alberi, nessuna verifica fiscale, nessuna SIAE… Dio è eco-sostenibile, equo-solidale e open-source.
 
 Fatto fuori lui, i suoi discepoli ricostruirono i banchetti. Iniziarono a vendere souvenir della sua esecuzione capitale (a proposito: chi produce tutti i crocefissi appesi per legge nella maggioranza dei luoghi istituzionali? Così, tanto per sapere…), e misero in commercio addirittura biglietti d’ingresso per il regno dei cieli. La chiamavano indulgenza divina ed era dispensata in cambio di un ragionevole corrispettivo: un’assoluzione in scatola, una specie di ricarica spirituale in comodi tagli da dieci e da venti. Poi inventarono i pellegrinaggi, il fenomeno del turismo religioso, l’esenzione ICI ed altre amenità che consentono di gestire un esercizio alberghiero in regime di totale e sleale concorrenza; eressero lenzuoli di lino orditi con trame complesse e con più di due fili – introdotte in epoca successiva a quella del corpo che si vuole vi fosse avvolto – a oggetti di culto, simulacri della divinità da adorare a pagamento dopo lo smaltimento di interminabili code. Riempirono i mercati di vitelli d’oro, immaginette, medagliette, collanine, ciondoli, statuine di plastica ricolme di acque sacre, riproduzioni in miniatura di santuari ove miracolose apparizioni impongono almeno un costoso pellegrinaggio nella vita, viaggi della speranza verso luoghi di guarigione per ammalati senza speranza e così via. Alcuni seguaci divennero addirittura tesorieri di attività illecite, altri diedero vita ad un impero economico coinvolto nei più grossi scandali finanziari come l’affare Sindona e il crac del Banco Ambrosiano. Tutto questo in nome dello stesso tale che prendeva a calci in culo i mercanti del Tempio.
 
  Ora, causa ristrettezze economiche, mettono in vendita il Papa. Se lo vuoi vedere, paghi. 10 sterline per una veglia di preghiera ad Hyde Park, il 18 settembre, e ben 25 per assistere allo show della beatificazione del cardinale John Henry Newman, il giorno successivo. Organizzare un evento costa, e del resto il tale che moltiplicava pani e pesci (e prendeva a randellate i box office) non è più disponibile. E poi, vuoi mettere: canteranno gruppi cattolici provenienti dall’Inghilterra, dalla Scozia e dal Galles, compreso il formidabile trio di sacerdoti: The Priests.

 Certo, non si tratta di un vero e proprio biglietto di ingresso. Piuttosto, dicono, è un contributo spontaneo. Fisso. 35 sterline da versare volontariamente. Se poi uno è indigente, si fa uno strappo. Eppure, a voler essere populisti e qualunquisti – che ci piace tanto – mi domando quante veglie di preghiera si potrebbero finanziare mettendo all’asta l’anello di Ratzinger.

 Sono lontani i tempi del discorso della montagna.

« Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
   Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
   Beati voi che ora piangete, perché riderete. […]
   Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
   Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
   Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
»

Quanti chiodi bisogna ancora piantare nelle carni di questo povero Cristo?


Leggi l’articolo originale su: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

To Top