Immigrati/ La Cei parla: “Società interculturale e legalità”. Ma si confondono le acque: dove sono i clandestini? Nella legalità?

Pubblicato il 10 Maggio 2009 17:50 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2009 19:07

 Il tema dell’immigrazione clandestina, anche grazie alle improvvide affermazioni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, si è impantanato nel grande dibattito sulla legalità. E al cittadino medio andrebbe tanto che gli spiegassero se i clandestini sono nella legalità o se invece è il ministro dell’interno, Roberto Maroni, il fuori legge.

Ora parlano anche i preti, il cui territorio di missione coincide proprio con le zone di provenienza dei clandestini, il che genera un sospetto di conflitto di interessi. A parlare, anzi sono  i vescovi italiani, riuniti in Vaticano, stato circondato da solide mura, protetto da ogni genere di polizie, dove notoriamente zingari e candestini in genere sciamano per i viali e toccano il Papa da tutte le parti impolorando “Santità, mangiare”.

 “La costruzione di una società interculturale deve essere inserita in un rigoroso rispetto della legalità, necessaria garanzia per l’integrazione”. È questa la posizione dei vescovi italiani in tema di immigrazione, presentata dal segretario generale del Conferenza Episcopale Italiana, mons. Mariano Crociata.

Lo precisa la Cei e ne dà notizia l’agenzia di stampa Agi. Secondo il presule, “l’Italia vive già e non da oggi una realtà di intercultura e corollario di questa convinzione è che tutto deve essere inserito in un rigoroso rispetto della legalità, necessaria garanzia per l’integrazione”.

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