Inchiesta di Bari/ Tarantini e la sua “bella vita”: conti offshore non bastano per avere donne, cocaina, yacht. Ecco quindi un buco di 7 milioni

Pubblicato il 31 Luglio 2009 12:02 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2009 12:02

Feste, festini, donne, escort, cocaina, voli privati, yacht, ville e suite di lusso tra Porto Cervo e Montecarlo. Questa è la “bella vita” che fa e che fa fare Gianpaolo Tarantini. Ma si sa la “bella vita” costa, e così nel 2007, un anno prima di diventare amico del premier Silvio Berlusconi, l’imprenditore barese era sull’orlo del crac finanziario.

Il cuore degli affari di Tarantini prima delle frequentazioni con Berlusconi è l’azienda di famiglia: la Tecno Hospital, protesi chirurgiche e ortopediche. Un’azienda fondata nel ’98 che i fratelli Giampaolo e Claudio Tarantini ereditano dal padre. Gianpaolo la fa prima lievitare e però poi la trascina sull’orlo della bancarotta.

Ma nonostante un bilancio da bancarotta, Tarantini si permette il lusso di prelevare cifre consistenti dalle casse di Tecno Hospital. Circa 1,3 milioni solo nel 2007. Di fatto – come stanno accertando i militari della polizia tributaria – “distrae risorse per fini estranei al core business”. Senza che nel bilancio risulti alcun investimento.

Il buco della società si allarga: 7 milioni di debiti in più rispetto al 2006. Il sospetto della Guardia di Finanza è che il denaro sottratto alle casse servisse a Tarantini per pagare tangenti.

Ma dalle indagini emerge anche la doppia faccia di Tarantini: per anni è stato infatti vicino al Pd (secondo l’inchiesta barese offre escort all’ex assessore regionale Sandro Frisullo, prima delle politiche del 2008 è a una cena elettorale a Bari con D’Alema). Ma intanto gioca le sue carte anche sul tavolo del centrodestra. Intercettato nel 2004 chiede al fratello di accompagnarlo a Porto Cervo ad un incontro con Gianni Letta. Contatta e viene contattato dalla segreteria dell’allora ministro Gasparri. Nel 2005, grazie ai buoni rapporti con l’amico Tato Greco (ex deputato Udc), medita di candidarsi al consiglio regionale.