Influenza A/ Oms: “E’ inarrestabile”. Infettate 90.000 persone in tutto il mondo

Pubblicato il 3 Luglio 2009 20:35 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2009 20:55

Il propagarsi dell’influenza suina, che ha infettato già circa 90.000 persone nel mondo, è «inarrestabile» secondo l’Oms. Lo ha detto il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, aprendo a Cancun il summit degli esperti ed epidemiologi di tutto il mondo riuniti per discutere le strategie. L’Oms sostiene che la gran parte dei casi di contagio sono lievi, con i malati che si riprendono di solito nel giro di una settimana, spesso senza il bisogno di cure sanitarie.

Gran parte delle 400 vittime registrate finora nel mondo erano persone che avevano qualche tipo di malattia pregressa, in particolare l’ipertensione o l’obesità, ma in alcuni casi erano giovani perfettamente in salute, che hanno ceduto in breve tempo all’aggressione del virus AH1N1. A Cancun gli epidemiologi discutono sul da farsi proprio mentre la Gran Bretagna ha annunciato di prevedere più di 100.000 casi e 40 morti al giorno entro la fine dell’estate. Tra l’altro, nel Paese è stata registrata la quarta vittima, la prima a Londra, un ragazzo di 19 anni malato da tempo di un rara malattia polmonare.

Mentre crescono i timori di una muova ondata epidemica, da Hong Kong è arrivata la notizia del terzo caso nel mondo di paziente resistente all’anti-virale Tamiflu, a conferma che il virus sta mutando. «Il maggiore interrogativo riguarda il perchè la maggior parte delle persone si ammali lievemente o in forma moderata e invece una minoranza si ammala gravemente o addirittura muore», ha detto Timothy Uyeki, del Cdm, il Centro di Controllo delle Malattie degli Stati Uniti.

Il virus attacca principalmente le vie respiratorie, per cui le persone con problemi polmonari o che fumano sono più vulnerabili. Non si capisce però perché il virus AH1N1 sia particolarmente grave quando entra nel sangue di una persona incinta o diabetica. Una delle teorie è che la pandemia attuale sia causata da ceppi differenti dello stesso virus, uno o alcuni dei quali sono più aggressivi.