Innse/ Fabbrica venduta a una società bresciana e operai scesi dalla gru. Il lieto fine di una storia fatta di proteste, sindacati e media

Pubblicato il 12 Agosto 2009 10:30 | Ultimo aggiornamento: 12 Agosto 2009 10:30

innse2Alla fine la svolta è arrivata e la Innse, azienda metalmeccanica milanese al centro di una lotta durata ben 14 mesi per evitarne lo smantellamento, sarà acquistata dalla Camozzi, una società di Brescia che ha firmato l’accordo martedì sera alla prefettura a Milano.

I quattro operai e il funzionario del sindacato Fiom, che da una settimana vivevano in cima a una gru per protesta, sono quindi scesi e usciti dai cancelli della fabbrica, accolti dai colleghi di lavoro, amici e famigliari.

«È una grande vittoria. Questa vicenda ha dimostrato che abbassando la testa non si va da nessuna parte» commenta Roberto Giudici, il sindacalista della Fiom, sulla gru. «Ora ci sentiamo bene, la riapertura della Innse non sarà semplice, ma ora non ci fa paura più niente», ha commentato uno dei quattro operai».

La trattativa per la vendita della fabbrica non è stata certo facile, anche con momenti di tensione tra le due parti. Il vecchio proprietario, Silvano Genta, ha tentato fino all’ultimo di portare a casa più soldi possibili: aveva deciso di chiudere e aveva venduto a una società immobiliare che avrebbe trasformato l fabbrica in un tanti mini appartamenti.

Alla fine ha dovuto cedere. Camozzi aveva fissato per la mezzanotte il termine ultimo per concludere il negoziato. Nella serata di martedì tra offerta e richiesta c’erano ancora 3 milioni di differenza, mentre davanti a via Rubattino, dove si erano radunati oltre 200 manifestanti, sono volati insulti e minacce anche pesanti nei confronti di Genta.

Alla fine, grazie anche alla mediazione del prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, l’accordo è arrivato, prima con la Aedes, proprietaria dei terreni su cui sorgono i capannoni, poi anche con Genta: il prezzo concordato è di 4 milioni.

Con l’accordo raggiunto, i rappresentanti della Fiom, guidati da Gianni Rinaldini, Giorgio Cremaschi e Maria Sciancati, reduci dalla Prefettura, si sono consultati con i cinque sulla gru e con gli altri dipendenti per organizzare delle riforme sindacali da sottoporre alla nuova proprietà. Accordo raggiunto anche per la riassunzione di 49 operai.

Resta l’interrogativo: il caso Innse è un fatto isolato ed estremo oppure in Italia sta riesplodendo la “questione sociale”? In un paese dove le questioni all’ordine del giorno sono gli inni regionali o le ronde padane, dove la crisi non c’è, una nuova, chiamiamola pure “lotta di classe”, farebbe paura non a pochi.