“Intercettazioni nemesi per Napolitano”. Gasparri: “Odia Berlusconi. Renzi l’ha detto, confermi con un tweet”

Pubblicato il 13 luglio 2015 7:01 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2015 23:36
"Intercettazioni nemesi per Napolitano". Gasparri: "Odia Berlusconi. Renzi l'ha detto, confermi con un tweet

Maurizio Gasparri: “Intercettazioni nemesi per Napolitano”

ROMA – Le intercettazioni pubblicate dal Fatto che hanno come oggetto l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il figlio Giulio contengono per Maurizio Gasparri, Vice presidente del Senato, una “notizia politica”:

“La notizia politica è che abbiamo via intercettazione la conferma, fonte Renzi, dell’odio di Napolitano per Berlusconi. O Matteo, è vero? Confermi, tu così loquace? Avremmo una definitiva certezza. Una commissione di inchiesta, auspicabile, richiede tempo. Mentre Renzi in un secondo può con un tweet dire: confermo, Napolitano odiava Berlusconi. Avremmo una fonte rilevante per inquadrare meglio la recente storia italiana. Sulle intercettazioni le interferenze negative di Napolitano, che contribuì al non varo della legge, si trovano in rete. Ad esempio, espresse l’ 1 settembre 2010 compiacimento per lo stop alla legge sulle intercettazioni parlando con i giornalisti. Oggi chi sa se è lieto che si possa divulgare di tutto di più illegalmente? La nemesi colpisce. Avremo di che parlare al Senato”.

Giorgio e Giulio Napolitano, ha affermato Gasparri, non possono lamentarsi delle intercettazioni che gettano ombre su entrambi. Per Giorgio Napolitano, dice Gasparri, “è la nemesi” perché da presidente della Repubblica contribuì a impedire una legge che ne limitasse l’uso”.

Quanto al figlio di Giorgio Napolitano, Giulio Napolitano, che non ha gradito le rivelazioni del Fatto sulle intercettazioni in cui veniva nominato con pesanti riferimenti, Maurizio Gasparri si sorprende della sorpresa:

“Solo chi avesse vissuto per decenni in Papuasia si potrebbe meravigliare per l’uso improprio e illegale delle intercettazioni”.

Giulio Napolitano, ha scritto Gasparri in una nota diffusa dall’Ansa,

“esclama “come sia possibile che conversazioni irrilevanti per forma e contenuto siano entrate nelle carte di un procedimento penale che riguarda tutt’altre vicende”. Commuove l’indignazione di Napolitano il giovane, che mi pare di aver visto in Italia in questi anni. Eppure mi sarò sbagliato. Forse era in Papuasia”.

Prosegue, con una ironia dalla architettura un po0 complessa:

“Siamo certi che “Il Fatto” pubblicherà presto registrazioni di Giulio Napolitano con le sue frasi indignate quando gli abusi in materia di intercettazioni non colpivano lui ma Berlusconi e tutto il centrodestra. Siamo certi che ebbe le stesse reazioni. O forse era cadetto della Presidenza della Repubblica di Papuasia, che non esiste…e non si accorse di nulla.

“Risulta difficile solidarizzare con chi ha assistito inerte allo scempio della giustizia. Eppure le irruzioni di Ingroia a Palazzo avrebbero dovuto far capire che certi governi riformatori andavano sostenuti, non boicottati. Ma su questo attendiamo altre intercettazioni…”.

 

Gasparri rivolge poi la sua attenzione a Giorgio Napolitano con toni da tragedia greca:

“La nemesi colpisce chi contribuì a impedire una legge tesa non a vietare le intercettazioni, bensì gli abusi. Quando il governo di centrodestra proponeva norme per arginare una violazione sistematica di regole e principi con intercettazioni illegali e a strascico, sinistra e Quirinale, con il concorso esterno di titolati transfughi del centrodestra, si misero di traverso.

“Ora la famiglia Napolitano, giustamente, denuncia abusi. Ci potevano pensare prima”.