Israele/ Grane per Netanyahu. Lieberman, estremista di destra e ministro degli Esteri, rinnega lo stato palestinese

Pubblicato il 1 Aprile 2009 18:12 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2009 18:32

Puntuale è arrivata la prima grana per il nuovo governo israeliano presieduto da Benjamin Netanyahu.

Il ministro degli esteri, Avigdor Lieberman, ha detto che Israele non è vincolato all’impegno preso due anni fa ad Annapolis, in America, per la formazione di uno stato palestinese separato e indipendente.

La conferenza di Annapolis era stata organizzata e presieduta dal presidente americano George Bush e vi avevano partecipato i rappresentanti di quaranta paesi, tra cui Arabia Saudita e Siria. «Non ci sono carte scritte e firmate, quindi non siamo obbligati» ha detto Lieberman.

La cosa brutta è che, un po’ perché pende da quella parte anche lui, un po’ per ragioni di opportunità politica, Netanyahu ha fatto dire di essere d’accordo.

E ancor più foriero di guai è l’atteggiamento americano, ribadito a Londra da un assistente del nuovo presidente americano Barack Obama: «Restiamo convinti che la soluzione di due stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco in sicurezza e pace, è nel nostro interesse e nell’interesse della regione»

Il Governo Netanyahu era già partito male, carico di trenta ministri e di un ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, l’ebreo moldavo capo dell’estrema destra razzista, che non mancherà di causare guai nei rapporti tra Israele e il resto del mondo, America inclusa.

Netanyahu non avrebbe voluto, ma ha dovuto subire. Il partito di Lieberman, Israel Beitenu, infatti, aveva minacciato di uscire subito dalla larga coalizione se non avesse ottenuto proprio gli Esteri.

Il leader dell’opposizione, Tzipi Livni, non lesina critiche: «Spero che il governo di Netanyahu abbia successo, ma purtroppo credo sia dannoso per Israele».

Nel frattempo lo stesso Netanyahu ha dichiarato di voler «trovare una pace duratura con gli stati arabi».