La dottrina di Obama: anche in Paesi ”nemici” facilitare l’accesso a internet

Pubblicato il 9 Marzo 2010 13:19 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2010 13:19

Esportare la libertà via internet. La nuova dottrina di Obama passa dalle parole ai fatti: gli Stati Uniti aboliscono alcune delle misure che limitavano le operazioni di provider americani in paesi ‘nemici’ come Iran, Cuba e Sudan. La decisione, annunciata dal vice segretario al Tesoro americano, Neil Wolin, “renderà più facile ai singoli cittadini in Iran, Cuba e Sudan usare internet per comunicare tra di loro e con il resto del mondo”.

L’idea è quella di rendere più facile a compagnie come Microsoft, Google o Yahoo!, finora sottoposte a rigidi controlli da parte del dipartimento del Tesoro, operare in paesi nei confronti dei quali gli Stati Uniti hanno politiche di embargo, come Cuba, o di sanzioni, come l’Iran ed il Sudan (ammorbidendo così in parte e in via eccezionale le sanzioni applicate dagli Usa a questi Paesi), nella speranza che una maggiore diffusione della rete aiuti processi di democratizzazione.

Nell’annunciare la decisione della misura che limita l’applicazione delle sanzioni, soprattutto per quanto riguarda l’esportazione di servizi dedicati alle comunicazioni individuali su internet, come email, messaging e social networking, il dipartimento del Tesoro ha sottolineato che l’obiettivo è assicurare che in questi tre Paesi i cittadini possano esercitare “il loro diritto universale alla libertà di parola e di informazione nel modo più ampio possibile”. Le nuove regole permettono inoltre l’esportazione di software di comunicazione verso l’Iran e il Sudan, ma non verso Cuba.

La mossa del Dipartimento del Tesoro rientra a pieno nella politica per la difesa della libertà del web annunciata da Hillary Clinton lo scorso gennaio, proprio mentre infuriava la guerra tra Google e Pechino, con il gigante informatico americano che denunciava attacchi da parte di hacker cinesi e minacciava di lasciare la Cina. In quel discorso il segretario di Stato americano sottolineò come gli Stati Uniti sono impegnati, a livello diplomatico e di risorse economiche e tecnologiche, a diffondere e sostenere la libertà di espressione su internet.

Una notizia, quella che viene dagli Usa, che assume un valore particolare alla luce di un sondaggio effettuato dalla Bbc, condotto fra 27mila adulti in 26 Paesi diversi: nel mondo quattro persone su cinque ritengono che l’accesso a Internet sia un “diritto fondamentale di tutti i popoli”, come è stato già deciso da Paesi come Finlandia ed Estonia. L’indagine ha ha anche evidenziato che secondo gli utenti i governi non dovrebbero avere a che fare con la regolamentazione dell’accesso alla rete.

La posizione di recente espressa dall’Ue è che le misure adottate dagli Stati membri che possono influenzare l’accesso a internet dei cittadini devono rispettare i diritti e le libertà fondamentali. Dalle risposte degli intervistati si è avuta la conferma che internet sta diventando rapidamente una parte essenziale della vita di una moltitudine di persone di una vasta gamma di nazioni. In Paesi come Giappone, Russia e Messico la maggioranza delle persone ha detto di non poter vivere senza la rete.