Leader europei delusi dall’atteggiamento degli Usa riguardo ad accordo globale sul clima

Pubblicato il 21 Settembre 2009 18:13 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2009 18:13

Alla vigilia del vertice sul clima alle Nazioni Unite  previsto martedì, i leader europei sono delusi dall’atteggiamento degli Stati Uniti nei colloqui internazionali diretti a raggiungere un accordo globale al vertice di Copenhagen a dicembre.

Funzionari di svariati governi europei lamentano quella che definiscono la mancanza di volontà politica da parte americana riguardo alla riduzione del riscaldamento globale. Essi rilevano che la riluttanza degli Stati Uniti nell’accettare qualsiasi accordo che stabilisca limiti vincolanti per la riduzione dei gas serra potrebbe determinare il fallimento del vertice di Copenhagen.

Gli europei temono anche che il Senato di Washington non approverà alcun disegno di legge sul clima prima di Copenhagen, e questa mancanza di consenso domestico rende improbabile che gli Stati Uniti manterranno gli impegni che potranno prendere sia sul livello di riduzione dei gas serra che sugli sforzi finanziari diretti ad aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici. L’inazione del Senato avrà anche l’effetto di ridurre la flessibilità del capo negoziatore americano sul clima, Todd Stern.

L’amministrazione Obama sta cercando di soddisfare le richieste europee per limiti e tempi stabiliti, e al contempo rassicurare il Senato che non accetterà un sistema che imporrebbe gravosi costi economici agli Stati Uniti esonerando invece Paesi come la Cina e l’India.

Sebbene l’amministrazione e i suoi alleati al Congresso affermano di essere impegnati ad agire decisamente sul problema dei cambiamenti climatici, non vogliono che si ripeta l’esperienza del 1997 a Kyoto, in Giappone, quando l’amministrazione del presidente Bill Clinton firmò un accordo internazionale che fu respinto dal Senato in quanto imponeva insufficienti vincoli ai Paesi in via di sviluppo. L’accordo, chiamato il Protocollo di Kyoto, non è mai stato approvato dal Senato.