Lega Nord, il SinPa di Rosy Mauro, sindacato senza contabilità

Pubblicato il 13 Aprile 2012 0:30 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2012 21:52

MILANO, 13 APR – Dalle prime acquisizioni di documenti effettuate dai militari della Gdf – che addirittura ad una prima 'visita' nella sede milanese del Sin.Pa di Rosi Mauro non hanno trovato nemmeno uno 'straccio' di carta – l'unico dato che sembra certo e' che il movimento, nato per unire i lavoratori 'padani', non ha saputo fornire agli inquirenti una contabilita'.

Intanto, si e' saputo che tra i conti che il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini – titolari dell'inchiesta sulle distrazioni di fondi dalle casse della Lega – hanno cominciato a setacciare, dopo il 'blitz' di ieri in otto istituti di credito, ce n'e' anche uno, presso la Banca Popolare di Lodi, relativo alla gestione della tesoreria del Carroccio da parte di Maurizio Balocchi. Quest'ultimo fu amministratore della Lega fino alla sua morte nel 2010 e venne sostituito con Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita e truffa.

E' sull'analisi di questi documenti contabili, acquisiti anche in Banca Aletti – quella da cui i soldi della Lega partirono con direzione Tanzania e Cipro – che si sta concentrando in questi giorni il lavoro degli inquirenti. E cio' al fine di trovare riscontri, sui conti amministrati da Balocchi, Belsito e altri dirigenti locali per conto del Carroccio, ai presunti ''esborsi'' per le spese personali – di cui parlano in continuazione nelle intercettazioni la responsabile amministrativa Nadia Dagrada e Belsito – di Umberto Bossi, della sua famiglia, di Rosi Mauro e, si legge nelle carte, anche dell'ex ministro Roberto Calderoli, che ebbe come sottosegretario proprio l'ex tesoriere (le posizioni dei presunti beneficiari sono tutte al vaglio dei pm). 'Nel mirino', pero', ci sarebbe anche la 'vecchia tesoreria' di Balocchi (nel suo ultimo periodo era stato affiancato proprio da Belsito).

Nelle carte infatti gli investigatori annotano che Dagrada al telefono ''parla chiaramente del 'nero' che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente – si legge – il significato del 'nero' e' riconducibile alla provenienza del denaro contante che puo' avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita''.

Le verifiche sui conti acquisiti potranno essere utili pero' anche a ricostruire i flussi di denaro verso il Sin.Pa, dato che il sindacato non ha fornito agli inquirenti alcun carta di 'uscite-entrate'. In una telefonata dello scorso 7 febbraio, Dagrada dice a Belsito, riferendosi al vicepresidente del Senato: ''Perche' non porta i conti del Sinpa?''. E lui: ''Ma che cazzo porta''. Lei: ''Facciamo una bella proposta, che tu appoggi in consiglio federale, dove i bilanci di tutti vengono fuori compreso quello del Sandacato Padano''. L'ex tesoriere: ''E li' ci divertiamo''. Dagrada: ''Perche' voglio vedere gli estratti conto del Sinpa (…) non sono usati per il sindacato, quindi ..''. Belsito: ''C'avevamo quei settemila iscritti, no? (risata sarcastica, ndv)''. Tra le carte non ci sono nemmeno dati sugli iscritti al Sin.Pa. Anzi, quando la Gdf di Milano si e' presentata mercoledi' scorso nella sede di via del Mare non ha trovato nemmeno un documento, ma solo due dipendenti (dei tre assunti una e' la nipote di Rosi Mauro) e una targa con il nome del sindacato. I pm milanesi erano interessati in particolare alla contabilita' relativa all'anno scorso.

I rappresentanti del sindacato, da quanto si e' saputo, hanno poi assicurato agli investigatori che avrebbero provveduto in seguito a consegnare loro del materiale, cosa che e' avvenuta solo oggi. Si tratta di un paio di faldoni, con dentro anche dei volantini sulle attivita', ma niente contabilita'. I magistrati avevano chiesto con un ordine di esibizione di poter accedere anche a tutti i dati riguardanti il patrimonio immobiliare che avrebbe in gestione il sindacato. Indiscrezioni, provenienti anche dal mondo politico, infatti, facevano riferimento ad una presunta sede in Sardegna del Sin.Pa. e negli atti, da quanto si e' appreso, si parlerebbe di una ''casa'' di Rosi Mauro. Gli inquirenti vogliono capire se si tratta dello stesso immobile.