Linus tv. “Il grande cocomero” piace: professionale, no insulti, dà serenità

Pubblicato il 10 febbraio 2014 15:05 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2014 15:05
Linus tv. "Il grande cocomero" piace: professionale, no insulti, dà serenità

Linus (foto LaPresse): il suo “cocomero” piace, non si urla né insulta. è professionale

Complimenti a Linus (al secolo Pasquale Di Molfetta, il conduttore e direttore artistico che ha fatto e mantiene grande Radio Dj) da Massimo Tosti su  Italia Oggi per il programma (“Programmino”) intitolato “Il grande cocomero”, che Linus, quintessenziale Radio Dj ma anche qualcosa di più, conduce il giovedì quasi a notte fonda, alle 23,35, su Rai Due. Ma l’ora è giusta per il pubblico sofisticato di Linus, che a quell’ora rientra a casa dopo una serata fuori e accende la tv prima di chiudere la giornata.

Più che un complimento, quello di Massimo Tosti è un sospiro di sollievo:

“Per chi non ne può più delle risse televisive (e di quelle parlamentari), degli scambi di insulti, delle urla, degli scontri fisici, del clima da bordo ring, che si respira oggi in tv (e in Italia), qualche piccola goccia di antidoto può essere salutare”

l’antidoto è

“Il grande cocomero («che in realtà è una zucca», recita il sottotitolo, confermando la fedeltà all’understatement)”.

Linus

“fa il suo mestiere sottovoce, con esemplare professionalità. Ogni puntata intervista personaggi appartenenti a mondi diversi (nell’ultima gli invitati in studio erano Massimo Ghini, lo scrittore Giuseppe Catozzella, e il campione di basket Daniel Hackett) con i quali conversa amabilmente, cercando di tirarne fuori storie esemplari.

Catozzella ha scritto un romanzo che racconta la storia di Samia, una ragazza di Mogadiscio che ebbe un quarto d’ora di celebrità alle Olimpiadi di Pechino, dove si classificò ultima (con distacco) in una batteria dei 200 metri femminili. Si guadagnò un grande applauso dalle tribune, un omaggio alla sua passione.

Samia ha continuato a correre, nella sua patria martoriata dalla guerra civile. Poi, per inseguire il suo obiettivo (diventare una campionessa di atletica), è fuggita via, per arrivare a Tripoli e imbarcarsi su una carretta del mare diretta in Italia. È morta annegata (non sapeva nuotare) nel tentativo di raggiungere una motovedetta italiana che si era avvicinata al barcone in avaria. «Ha vinto», ha spiegato Catozzella, «perché ha inseguito il suo sogno fino all’ultimo».

Linus porge le sue domande con garbo, mettendo a proprio agio gli ospiti. Non li aggredisce, né li prevarica. Se tutto questo vi sembra poco”.