Lombardia e Milano, in testa per contagi, nobile gara a chi dice più fesserie

di Pino Nicotri
Pubblicato il 28 Ottobre 2020 10:20 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2020 10:20
Lombardia e Milano, in testa per contagi, nobile gara a chi dice più fesserie. Nella foto Fontana

Lombardia e Milano, in testa per contagi, nobile gara tra Fontana (nella foto) e Sala a chi dice più fesserie

“La didattica a distanza parte da lunedì, mi assumo la responsabilità di questa scelta”. 

Così parlò non Zaratrusta, ma il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Che della responsabilità deve avere un concetto tutto suo. Visto che ama sempre scaricarla preferibilmente sul governo del premier Giuseppe Conte. Nonostante i non piccoli e non trascurabili errori e dimenticanze della propria giunta regionale in fatto di contenimento e lotta alla pandemia da Covid-19. Non è certo un caso o il risultato di una macumba se (anche) in questa esplosione della seconda ondata della pandemia la Lombardia è saldamente in testa nella classifica in fatto di contagi, ricoveri, rianimazioni e morti
Le cifre del 27 ottobre parlano terribilmente chiaro:  21.994 nuovi contagi (e 221nuovi morti, la cifra più alta di decessi dal 5 maggio, quando toccarono quota 236). Dei contagi, ben 5.036 sono lombardi, seguono la Campania con 2.761, il Piemonte con 2.458 e i Lazio con 1.933. .
 
Evidentemente, qualche errore – magari non da poco – deve esserci stato. O no?

Lombardia, quanti errori

Errori e dimenticanze, della Regione Lombardia presieduta da Fontana, delle quali abbiamo già scritto più volte, motivo per cui non è il caso di infierire tornando sull’argomento.
 
Quello che invece è da chiedersi, e sottolineare, è cosa voglia dire “mi assumo la respondabilità di questa scelta”. Forse vuol dire che nel caso la didattica a distanza non funzioni e danneggi gli studenti, e annesse famiglie, il governatore si dimette? Difficile da credere, visto che non s’è dimesso per gli errori dei quali abbiamo già parlato, col fall-out di migliaia di morti. Forse vuol dire che risarcisce lui i danni? Ancor più difficile da credere.
 
Certo è che Fontana è proprio scalognato. A maggio già si vantava che per quanto riguarda il contagio da Covid:
 “rispetto altre regioni abbiamo contenuto bene”. 
Vantarsi, ma evitando prudentemente di dire che per certe regioni, come la Campania e la Puglia, la situazione del Covid probabilmente era peggiorata per il fuggi fuggi in treno e in auto da Milano dei meridionali. Allarmati dalla notizia che a Milano e in Lombardia stava per scattare il lockdown. Possibilità  trapelata forse da palazzo Chigi a Roma. Ma diventata comunque notizia certa quando è stata confermata imprudentemente e innanzitempo alla CNN dal Pirellone, cioè dalla Regione.
 
Per non ammettere la falla Fontana ha minacciato di andare in tribunale:
“Oggi andrò a presentare un esposto alla Procura perchè mi sono rotto le scatole”
 Esposto che però prudentemente non c’è stato.   
 
Tanto contento del proprio operato Fontana già a maggio da esibire la sfida Riparti Lombardia, così descritta:
“La sfida della ripartenza parte dall’ascolto del territorio. L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia ha deciso di fare visita a tutte le province lombarde per confrontarsi e dialogare con i rappresentanti del mondo economico e delle istituzioni.“Fotografare la reale situazione locale per costruire, insieme, un percorso di ripresa davvero efficace e concreto”. 
Quale sia il percorso in questione non si sa, visto come sono franate le cose. E il 30 settembre pur ammettendo qualche errore, prudentemente senza specificare quali, il governatore lombardo si vantava con un video 
“Sono stati fatti degli errori, ma la risposta della Sanità lombarda è stata eccellente”.
Sarà stata anche eccellente, ma ora siamo di nuovo sull’orlo del collasso delle strutture sanitarie. Con malati di tumori e altre malattie mortali che crepano perché la precedenza viene data sempre ai colpiti gravi dal Covid. E i tempi di attesa per i disgraziati non Covid  assititi solo dal Servizio Sanitario Nazionale, già molto lunghi da anni, si allungano paurosamente. Seminando morti strada facendo.  
 
Adesso siamo di nuovo all’assurdo- Esattamente come per la orrenda Caporetto di fine inverno e di primavera. 
A invocare il lockdown  come unica soluzione per l’intera Italia. O almeno nelle aree più colpite come Milano. Onde evitare tragedie ulteriori, compreso il collasso delle strutture sanitarie, è Guido Bertolini, responsabile del Coordinamento Covid-19 per i reparti dei Pronto Soccorso lombardi:
“Chiediamo di applicare, subito, le misure più restrittive di contenimento della diffusione del virus nella società, su tutto il territorio regionale. O almeno nelle aree più a rischio (come Milano) senza indugio e a costo di impopolarità. Le ultime misure rappresentano un passo avanti. Ma purtroppo non sono sufficienti: siamo di fronte a una seconda grave emergenza, se affondano gli ospedali affonda tutto”. 
Sul lockdown a Milano, e Napoli, è d’accordo anche Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’università Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Sanità Speranza.:
”Ci sono delle aree del paese dove la trasmissione è esponenziale. E le ultime restrizioni adottate che possono essere efficaci nel resto del territorio, in quelle zone non sono valide per fermare il contagio. A Milano e Napoli uno può prendere il Covid entrando al bar, al ristorante, prendendo l’autobus. Stare a contatto stretto con un positivo è facilissimo perché il coronavirus circola tantissimo. In queste aree il lockdown è necessario, in altre aree del paese no”.
Ma l’ineffabile Fontana riguardo la Lombardia e Milano è di parere opposto. Come ci ha tenuto a dichiarare a petto in fuori in occasione della presentazione della mostra sui 50 anni della Regione Lombardia:
“Escludo che ci siano le condizioni per prevedere ipotesi di questo genere, anzi, tutti i nostri interventi vanno nella direzione di evitare ogni tipo di lockdown”. 
Incredibile ma vero: a parlare è lo stesso Fontana che nel corso della prima ondata della pandemia accusava il governo di non avere dichiarato zone rosse e lockdown nella stessa Lombardia.
 
Chissà, forse è meglio aspettare che ci siano di nuovo file di camion militari per portarsi via cataste di bare.
Embè! Quando si ha uno spiccato senso delle responsabilità e si è pronti ad assumersele senza indugio o paura come per la didattica a distanza… tutto è possibile.
 
Ma il governatore comunque è in buona compagnia. Anche il sindaco di Milano, quel Beppe Sala che a febbraio scalpitava con “Milano non si ferma”, concausa del dilagare non solo meneghino dei contagi, oggi come oggi ha il coraggio di affermare:
“Anche nella peggiore delle ipotesi avremmo 10-15 giorni per decidere un eventuale lockdown”. 
A buoi scappati dalla stalla? Purtroppo però non si tratterà né di buoi né di stalle.