Dimmi il tuo Dna, ti prescriverò la migliore dieta anti-vecchiaia

Pubblicato il 11 Marzo 2010 15:13 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2010 11:41

Un test genetico può aiutare a «visitare» i geni «sensibili»

Nel corpo umano tutto è scritto ma tutto è anche influenzabile. La bellezza, l’adattamento allo stress, la tendenza alla depressione, alla pigrizia o all’iperattivismo. Gli architetti sono i geni, che poi «ordinano» alle cellule come comportarsi. Dal momento del concepimento in poi, viene perfino indirizzata la longevità. Studiando i geni, la scienza può progettare la prevenzione. Modellare al meglio, anche con la dieta, la buona salute e le predisposizioni di futuri bambini, adolescenti, adulti, anziani.

Ma per progettare la prevenzione occorre «visitare» i geni. Quella piccola percentuale di frammenti di dna che può subire «mutazioni» sotto l’azione dell’ambiente, dei cattivi stili di vita, di un’alimentazione non corretta. Ognuno ha una sua mappa, ognuno ha una sua sensibilità alla mutazione.

Un test genetico può aiutare a «visitare» i geni «sensibili». Una cinquantina in tutto. Il campione di cellule necessario al test viene prelevato strofinando un tampone di nylon sulle pareti interne della guancia. Il campione viene spedito, in un apposito tubo contenitore, al laboratorio per l’esecuzione dell’analisi negli Stati Uniti. La risposta arriva dopo tre settimane. Il tutto costa 700 euro, compresa la visita iniziale (anamnesi) e i successivi consulti.

Nasce la carta di identità biologica, che si affianca a quella anagrafica. Cinquantenni con cellule di quarantenni o quarantenni con cellule più anziane, e quindi più a rischio, potrebbero essere così «curati» per non ammalarsi. O per invecchiare bene. Questo nuovo test è in grado di rilevare una cinquantina di mutazioni genetiche che si riferiscono a 8 diversi processi biologici: dal metabolismo degli zuccheri a quello dei grassi, dalla risposta infiammatoria all’attività antiossidante. In base ai risultati, il medico saprà se tutto è a posto o se emergono possibili futuri problemi nel metabolismo degli zuccheri, piuttosto che nella riparazione cellulare o nell’attività antiossidante. Con la possibilità, dopo, di prescrivere la dieta e gli integratori più adatti a contrastare queste tendenze.