Obama in Medio Oriente/ Mercoledì a Riyad, giovedì al Cairo: dal viaggio i musulmani si aspettano non parole ma iniziative concrete per la pace

Pubblicato il 2 Giugno 2009 11:08 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2009 11:57

Alla vigilia dell’importante viaggio in Medio Oriente del presidente Barack Obama, i musulmani si aspettano di udire dal Capo della Casa Bianca l’annuncio di importanti cambiamenti rispetto alle politiche del suo predecessore George Bush, ma non ne sono ancora sicuri e lo vogliono vedere alla prova dei fatti, a quanto scrive il quotidiano turco Hurryet. Obama sarà domani a Riyad, in Arabia Saudita, per colloqui col re Abdullah e giovedi in Egitto.

Da lì si recherà a Dresda, in Germania,  che durante la Seconda Guerra Mondiale fu rasa al suolo dai bombardamenti anglo-americani, e poi in Normandia per le cerimonie di commemorazione del sessantacinquesimo anniversario del D-Day. Obama ha più volte dichiarato di essere molto fiero che un suo pro-zio, Charlie Payne, il fratello di sua nonna, partecipò con la ottantanovesima divisione di fanteria alla liberazione del campo di concetramento nazista di Ohrdruf,  parte del complesso di Buchenwald. Ma ancora una volta l’Italia sarà snobbata.

Dal Marocco alla Malaysia, le principali speranze sono che Obama, nell’atteso discorso che pronuncerà all’Università del Cairo (ma per ragioni di sicurezza non è ancora certo che quello sia il luogo prescelto) esponga programmi concreti per la creazione di uno stato palestinese, esterni rispetto per l’Islam e assicuri un celere ritiro delle truppe Usa dall’Iraq.

Venendo incontro in tutto o in parte a queste speranze, Obama cercherà di attenuare l’odio verso gli Stati Uniti da parte di un miliardo e mezzo di musulmani, furiosi per l’occupazione dell’Iraq e per l’atteggiamento disinteressato di Bush nei confronti del conflitto tra Israele e i palestinesi. Quanto detto finora da Obama, oltrechè le sue radici musulmane, hanno dato fiato a queste speranze, ma il capo della Casa Bianca sarà giudicato per le sue azioni e non per le sue parole, ha dichiarato a Hurryiet il ventenne cairota Mohammed Wasel.

”Le parole abbonderanno – ha osservato Wasel – ma io voglio vedere se dal suo discorso usciranno proposte ed iniziative concrete”. Stessi concetti sono stati espressi da uno studente eritreo a Roma, da un insegnante in pensione a Bagdad e da un sindaco palestinese in Cisgiordania. ”Obama dovrà essere esplicito”, ha detto dal canto suo l’attivista sociale Marina Mahatir, figlia del premier malaysiano Mahatir Mohamed.

Ma di pari passo con il crescere delle aspettative, scrive Hurryiet, cresce anche il rischio di delusioni, giacchè gli osservatori non si aspettano che Obama presenterà un piano dettagliato per la pace in Medio Oriente, potenzialmente il più efficace antidoto contro i sentimenti anti-occidentali, ritenendo che lo farà in un secondo tempo.

E abbondano i dubbi che Obama possa radicalmente cambiare la tradizionale politica Usa di sostegno ad Israele. ”E’ vero che l’elezione di Obama ha creato nuove speranze, rileva l’analista politico con sede in Giordania, Mouin Rabbani, ”ma se darà anche lontanamente l’impressione di ispirarsi alle politiche di Bush, i musulmani si sentiranno ingannati e le speranze cederanno presto il posto alla delusione”.

Le premesse per un nuovo corso tra Stati Uniti e mondo islamico, comunque, ci sono. Un sondaggio realizzato in sei Paesi arabi ha accertato che il 73 per cento degli intervistati hanno un atteggiamento positivo o neutrale nei confronti Obama. I risultati del sondaggio sorprendono in quanto condotto in una regione dove quattro persone su cinque si dichiarano ostili agli Stati Uniti.

Ma molti musulmani si sono sentiti ispirati dalla elezione di Obama, collegando emotivamente la sua vittoria alle sue radici africane e musulmane ed al suo soggiorno in Indonesia quando era bambino. ”E’ cosi bello vedere che a governare il mondo è un uomo dalla pelle scura”, ha detto a Hurryiet Awni Shatarat, un negoziante nel campo di rifugiati di Baqaa, in Giordania.