Michele Serra su Repubblica: “Stramaledetto digitale terrestre”. Spenderemo di più per vedere le stesse cose di prima. L’altra faccia dell’innovazione tecnologica e del libero mercato

Pubblicato il 24 Luglio 2009 14:27 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2009 14:27

Rivoluzione digitale, nuovo decoder, analogico da rottamare, cavi, abbonamenti, sintonie…  Non è che con la scusa del mercato e dell’innovazione tecnologica i marpioni del business televisivo ci stanno rifilando una colossale fregatura obbligandoci «al ri-acquisto di ciò che già possediamo»?

Se lo chiede Michele Serra nella sua rubrica quotidiana “L’Amaca”. Serra dà voce a una sentimento di esasperazione che accomuna tutti gli italiani alle prese con l’adeguamento dei propri apparecchi televisivi al nuovo assetto tecnologico di Rai, Mediaset e Sky.

A scandalizzare non è solo il processo poco trasparente e abbastanza discutibile di guerre e alleanze per il miglior posizionamento nel mercato televisivo. Oltremodo seccante per gli utenti è il pedaggio in termini di tempo, soldi, arrabbiature e frustrazioni per districare la matassa di «apparati, interrutori, bottoni, libretti d’istruzione, scatole», tutto perchè la televisione possa funzionare non meglio, ma come prima.

Insomma devi inventarti un ingegnere elettronico tascabile per cosa? Vedere il Tg 4 e Rete 2.

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