Negozi aperti, indifferenza e telespettatori: l’Italia che reagisce al lutto nazionale

Pubblicato il 22 Settembre 2009 11:01 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2009 11:01

bandiereSi sono svolti lunedì scorso i funerali di Stato per i 6 militari italiani caduti in Afghanistan, ma come ha reagito l’Italia al lutto nazionale, alle celebrazioni ufficiali e alle iniziative personali?

Massimo Gramellini per il quotidiano La Stampa parla di “due Italie, quella ufficiale raccolta lungo il corteo delle bare, nella basilica di San Paolo e nelle tante chiese italiane, e l’Italia dei telespettatori, che ha continuato a lavorare e vivere come sempre”.

Appunto, telespettatori che non hanno accettato il pensiero del lutto, saracinesche dei negozianti sempre aperte e bandiere delle scuole che non erano messe a mezz’asta. “Niente silenzio nella mia scuola, meglio dedicare quel minuto di silenzio ai morti sul lavoro” ha precisato un preside di una scuola di Roma.

La sua scuola non è stata l’unica nella capitale, tant’è che il ministro Gelmini ha commentato: “Triste che alcune scuole di Roma non abbiano osservato il silenzio”. Il sindaco della capitale Alemanno ha invece voluto ringraziare i suoi cittadini per aver esposto la bandiera tricolore, anche se in molti avrebbero preferito quella della pace, per un messaggio più forte. “Pace subito” hanno provato a cantare ieri al funerale.

Proteste anche a Livorno dove viene rivendicato il lutto degli operai morti sul lavoro, non quello dei soldati morti in guerra, guerra giusta o sbagliata che sia. “Livorno non è in lutto” scrivono sui muri.

Come hanno reagito Torino e Milano? Il capoluogo piemontese ha visto la sua Gran Madre colmarsi di gente per partecipare alla cerimonia, mentre i negozi rimanevano aperti. A Milano invece il lutto non ha apparentemente sollevato reazioni, negozi sempre aperti, e gente sempre di fretta, come al solito, come una giornata ordinaria.

Non che ci sia niente di male, “la vita va avanti” si dice, ma il lutto nazionale come lo si conosceva tempo fa va forse sparendo quando si parla di “questa guerra”. Come se bastasse un minuto di silenzio prima delle partite di calcio, o qualche bandiera in giro per le città: il lutto nazionale si chiama così perchè dovrebbe coinvolgere e colpire tutti, indistintamente. “Right or wrong it’s my country”, direbbero gli inglesi.