Le notizie a pagamento su internet non hanno speranza. Parola della Pew Foundation

Pubblicato il 19 Marzo 2010 15:59 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2010 15:59

Le barriere d’accesso a pagamento per alcune sezioni di un sito (i cosiddetti “paywalls”) sono un anatema

Non c’è letteralmente modo di far soldi vendendo notizie. È questa – secondo il sito Gawker – l’unica conclusione che una persona ragionevole può trarre dalla lettura dell’ultimo report della Pew Foundation, un famoso centro studi sulla stampa degli Stati Uniti. Le barriere d’accesso a pagamento per alcune sezioni di un sito (i cosiddetti “paywalls”) sono un anatema. Nessuno clicca sulle pubblicità. Il valore delle notizie è pari a zero e il futuro dell’informazione non sembra, dunque, particolarmente roseo.

Molte testate, dal Wall Street Journal al New York Times, ultimamente si sono espresse a favore dei paywalls. L’idea che le muove è quella che il contenuto delle pubblicazioni consultabili a pagamento sia così speciale da persuadere i lettori a leggere l’ultimo editoriale di Tom Friedman (una famosa penna del NYT) al posto che comprarsi, per esempio, un pacco di batterie. Ma siamo così sicuri – si chiede Gawker – che il supplemento Sunday Styles del NYT valga di più per gli americani degli spiccioli che ogni giorno perdono dalle tasche inavvertitamente? A quanto risulta dal rapporto 2010 della Pew Foundation la risposta è chiaramente: no.

Solo il 15 per cento del campione di cittadini intervistati ha dichiarato che continuerebbe a visitare il proprio sito d’informazione preferito se dovesse pagare per vederlo. Mentre l’82 per cento, con una metaforica alzata di spalle, ha risposto che le informazioni se le cercherebbe tranquillamente «da un’altra parte». La maggior parte degli utenti di internet, insomma, vede le notizie come una semplice accozzaglia di parole sistemate sullo schermo in modo da avere più o meno senso. Niente di più.

Se i paywalls non dimostrano avere un grande appeal sui lettori in Rete (gli internauti sarebbero così tirchi da non voler nemmeno scaricare il cd di beneficienza per Haiti, spiega Gawker), nemmeno il business fondato sulla più “tradizionale” pubblicità andrebbe a gonfie vele. Il 79 per cento dei web-users, infatti, «ha cliccato raramente – o non lo ha mai fatto – su uno degli annunci», stando al rapporto della Pew Foundation.

Non pare, insomma, che ci sia modo di guadagnare dall’informazione perché l’informazione stessa non vale nulla per i cittadini. Con una “ragguardevole” eccezione: quella delle notizie diffuse da blog e social network. Che il vero futuro del giornalismo siano le bacheche di Facebook e i “tweet” delle celebrità?