Obama, Berlusconi e le cronache dei giornali/ Un lettore, Pietro Ancona, commenta

Pubblicato il 18 Giugno 2009 11:36 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2009 11:36

Nei luoghi dove la servitù del palazzo di riuniva, per attendere gli ordini che arrivavano da uno scampanellio o da un citofono interno attraverso la voce del maggiordomo o della governante, si commentava la vita dei “padroni”, si diffondevano pettegolezzi, si esprimevano naturalmente con molta, moltissima circospezione, opinioni sugli avvenimenti della vita del signori, non importa se nobili o soltanto ricconi, dei quali si era a servizio, si facevano difficili esercizi di decifrazione, di interpretazione dei fatti del giorno.

A leggere i giornali di oggi ed a sentire i commenti sulla gita a Washinton del Presidente del Consiglio sembra appunto di essere nella stanza della servitù dei palazzi padronali di una volta come ci sono stati tramandati dalla letteratura e dal cinema. La servitù si divide tra il gruppo capeggiato dal facinoroso Feltri e l’angelico Giordano che danno il là a tutti i pennivendoli del Regime ( ieri questo ruolo era assolto dal Foglio di Ferrara, che però oramai è considerato inadatto alla brutalità dello scontro in corso dal capo delle batteria massmediatica) che sostiene il pieno successo dell’incontro americano, le pacche sulle spalle, i sorrisi, il clima di cordialità mentre un’altra parte della servitù sostiene che l’incontro è stato freddo, che è durato poco, si è svolto quasi in piedi, Berlusconi non è stato invitato a pranzo ed altre cose di questo genere.

La servitù analizza le fotografie, le parole ad una ad una, si chiede se Berlusconi si è visto o no con la fist lady MichelleObama , il fatto che l’incontro sia stato l’ultimo del giro del neo Presidente americano e si chiede quali riflessi avrà sulla politica italiana. Insomma un battito di ciglio, un tono di voce, una risata di Obama sono decisivi per l’Italia!

La classe dirigente italiana non da sempre è stata tanto morbosamente dipendente dalla Corte Imperiale Usa. Da De Gasperi a Craxi l’atlantismo è stato praticato complessivamente con dignità, naturalmente nell’ ambito di una subalternità spesso assai accentuata.

D’Alema per farsi accettare come primo ministro ex PCI ha addirittura bombardato Belgrado dentro una guerra tra le più discutibili che la Nato ha combattuto contro la Jugoslavia ed in particolare contro la Serbia.

Paradossalmente il Berlusconi, che si è presentato tremebondo ad Obama, timoroso per l’offesa che gli aveva arrecato e bisognoso della sua benevolenza, è il primo ministro italiano dopo Moro a sfuggire alle direttive della Casa Bianca: ha aperto verso la Russia, proponendone addirittura l’ingresso nell’Unione Europea ed ha chiuso il contenzioso coloniale con la Libia diretta da uno “segnato” come Gheddafi, personaggio che gli USA hanno tentato di uccidere diverse volte bombardandolo o inseguendolo sui cieli d’Italia.

Insomma, dalla destra italiana si vuole dimostrare agli USA una fedeltà canina, acritica, priva di ritegno e di pudore mentre dall’opposizione si manda un messaggio pure di fedeltà totale e si lascia capire che i dirigenti del Pd sono più seri, garantirebbero meglio gli interessi americani con la dignità della nuova fase ispirata da Obama e dal suo stile di comando.